Dai, dai, poche storie, l’acqua è acqua e mi fa davvero piacere il getto sulla testa. Tiro bene la tenda marrone, ah che colori, prendo il mio shampoo alla lavanda e procedo. Roba di cinque minuti, chiudo il rubinetto, mi asciugo nella vasca con la mia salvietta lilla,  mi rivesto velocemente sempre nella vasca, salto il tappeto e via di là, nella suite. Aiuto! I capelli si asciugheranno da soli, no problem. Ma brava, cominci ad adattarti… No, no, oggi cerchiamo un altro posto non prima d’aver inviato le fotografie ad Airbnb che fortunatamente ci rimborserà dopo aver constatato lo stato dell’appartamento, ma per ora non lo sappiamo che ci rimborseranno e siamo davvero arrabbiati.

 

Su, in piedi, dai che usciamo, dobbiamo sfruttare al massimo la nostra vacanza e poi qui dentro manca l’aria. Solita colazione globalizzata, niente grazie, niente buongiorno, toccata e fuga, caffè, brioche. Strano modo di stare al mondo.

Direzione Rockefeller, scendiamo tra la quinta e la sesta avenue; la fermata della metropolitana è lussuosissima, come si vede che questo è un quartiere di ricchi o per lo meno di affari che paiono andare a gonfie vele. Sono le otto e trenta e c’è un’infinità di gente che va e viene.

Una violoncellista inonda di melodia la stazione della metro, è romantico. Per salire sul grattacielo dove c’è l’osservatorio, bisogna prenotare e così facciamo. Per le dieci e trenta. E’ il nostro turno. Dopo un  giro dell’oca per entrare in  un luogo dove ti perquisiscono e ti fanno aprire le borse, in fila indiana, si va verso un ascensore nel quale possono entrare solo un tot di persone. A noi. L’ascensore è come una navicella spaziale, voom, il cielo stellato sopra di noi, entreremo in orbita o ci fermeremo? Voooom, quarantotto secondi, eccoci in un batter d’occhio al settantesimo piano, wow, davvero mozzafiato la vista sui ventuno grattacieli e su Central Park.

I grattacieli sono belli da guardare, simili, ma diversi gli stili fra i quali spicca l’Empire State Building costruito in piena depressione economica, 1930, quattrocento quarantotto metri, il più alto, ora che le torri gemelle non ci sono più; tra l’altro nel 1945 un aereo bombardiere si schiantò all’altezza del settantanovesimo piano ed il grattacielo resistette; ci furono quattordici vittime.

Quindi quando sono cadute le torri, qualcuno deve aver pensato che “ non ci sono più i grattacieli di una volta”, come le stagioni e le donne e…

La prossima volta saliremo su questo edificio da cui, dicono, ci si rende conto bene di essere sull’isola di Manhattan osservando i ponti che la collegano a Brooklyn, ai Queens, al Bronx.

Va bene, ma ora siamo sul Rockefeller ed il cielo lo tocchiamo con un dito ed è splendido, azzurrissimo quasi come in Provenza. Ahi! E dagli con il solito termine di paragone! Monotona, mono-tono sei.

Molta gente che fotografa, noi pure. Laggiù ecco Time Square, sempre pianeta terra, ma tappezzato a dollari. I puntini neri sono il brulicare delle persone, mentre i puntini gialli non sono gocce di sole, ma una miriade di taxi gialli.

Puntiamo il dito su Central Park dove decidiamo di trascorrere po’ di tempo. Da qui è un grande rettangolo verde, creato ad hoc come polmone della city. Cinque minuti e siamo in mezzo alla natura. Altra prospettiva, più a misura di persona; il parco newyorchese è molto frequentato da gente che passeggia, che corre, che va in bicicletta fra alberi secolari ancora piuttosto infreddoliti. Ci sorprendono meravigliosi rosati anemoni fra le cui foglie giocherellano dei bellissimi scoiattoli dalla lunga e mobilissima coda marrone scuro che si arrampicano agilissimamente sugli alberi dopo aver cercato in terra qualcosa da mangiare.

 

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