Usciamo dal museo di Storia Naturale che avrebbe richiesto una visita ben più lunga, per dirigerci alla metropolitana che ci condurrà per una capatina a Bowling Green e  Battery Park: bella la passeggiata in riva all’oceano con i gabbiani che spiegano le loro ali in picchiata.

 

Il mare è molto agitato, ma è un oceano, è l’Atlantico!

Laggiù la Statua della Libertà che sta all’ingresso del porto di New York dove arrivavano tutte le navi degli immigrati e dove sarebbe dovuto arrivare anche il Titanic e mio zio Danilo. Faccio un excursus per  parlare di lui, di questo zio che sposò per procura la sorella di mio padre, la Gina; egli, essendo un musicista ed avendo navigato come marinaio durante la Seconda guerra mondiale, suonava sulle navi e ne prese una a Genova negli anni Cinquanta, pensando di arrivare in America del Nord. La traversata fu bella perché gratis visto che faceva parte dell’orchestra, ma difficile e deludente perché lo sbarcarono a Buenos Aires e come primo avvenimento della sua vita oltre oceanica, gli rubarono il portafogli e restò lì solo soletto con il suo clarinetto.

E qui ci sarebbe da iniziare un’altra storia, parallela a quella che avevi iniziato tempo fa su quel costruttore di violini cremonese, il liutaio… e chi si ricorda, sì, dai quello che poi sposò la ballerina del teatro Colon…

Mentre sto riscrivendo i miei appunti, proprio solo cinque giorni dopo la morte di nostra mamma, è mancato anche Danilo, il 26 di giugno, a novantadue anni, che era del ventidue, come il suo vecchio amico Mario Lodi: ho una foto che li ritrae insieme mentre suonano in un quartetto a Piadena.

Anche il maestro Lodi è scomparso quest’anno, il due marzo. Vite che si intrecciano e lasciano segni che tracciano strade delimitate da grandi alberi sempre verdi.

 

Se vuoi sapere il mio parere, stai alquanto divagando mentre sei seduta sulla panchina con lo sguardo a Ellis Island dove sarebbe bello visitare il museo degli emigranti, sala bagagli, sala di registrazione (non musicale, ma d’interrogatorio sulle origini, controllo degli occhi, della schiena, dei polmoni), migliaia di persone che entrarono negli States dal 1854 al 1940-50.

Osserviamo da lontano Lady Liberty posta a guardia del porto di New York; il mare è sempre più grosso e non prendiamo il traghetto per raggiungerla. La signora Libertà rappresenta il sostegno francese all’indipendenza americana e fu finita da Eiffel, sì, quello della Tour di Parigi.

Della statua sono state fatte molte riproduzioni di cui tre sono a Parigi, una all’ingresso del famoso tunnel dove morì in un incidente stradale lady Diana. Altre sono sparse in Francia e in America. Dietro la panchina dove sono seduta con lo sguardo all’oceano, si ergono quattro bastioni di granito tempestati di nomi dei caduti americani della Seconda guerra mondiale che partirono per la liberazione dell’Europa dal Nazismo.

Il luogo si chiama Battery Park, proprio vicino a Fort Clinton.

L’aquila che guarda il mare è seduta sopra un’onda oceanica.

 

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