Addio miei cari. Non avrò nostalgia di voi. Giò ha tenuto la chiave del buco, dice che gliela spedirà. Forse.

 

Cecilia ha fatto tutto a puntino, l’hotel si chiama West President e fa parte di una catena di alberghi, è sulla quarantaseiesima. Accogliente, molta gente che va e viene. Saliamo nella nostra stanza, due camere separate da una divisoria in muratura, normale, pulita, tre grandi finestre, appesi alle pareti i ritratti in vetro sintetico di  Kennedy e di Jacqueline e su un’altra parete tre presidenti, conosco solo Washington. Borghesemente confortevole la nostra nuova sistemazione, ma almeno stanotte dormirò senza stare con l’orecchio teso. Cecilia è felice, ci sente contenti, dice che siamo fatti per complicarci la vita, ma se è stata lei a consigliarci di andare in appartamento! Ed io che sognavo di scambiare le mie opinioni con l’host, parlando in inglese, gli ho portato anche qualche confezione di spaghetti ed il sugo; magari, avevo pensato, ceneremo insieme qualche volta!

Del resto, lo scorso anno a Parigi, l’appartamento a Montmartre era carino, considerando il fatto che i francesi non hanno cura delle proprie case come l’abbiamo noi.

Ci eravamo trovati bene a parte quelli che tornavano ubriachi la notte e suonavano a noi, sbagliando porta ahahah…

Va bene, vacanze avventurose, piene di suspense, senza cercarcele, ci capitano, ci capitano, turisti fai da te o giù di lì.

La vista dall’ Hotel è assolutamente newyorchese, taxi gialli in strada, moltitudine che passeggia o corre o chissà, grattacieli persi fra le nuvole, luci ed insegne multicolor.

Ma non perdiamo tempo a crogiolarci nella nuova suite.

 

 

http://www.nunziabusi.it