E’ il mio io che si sposta, sono i miei pensieri che attraversano la società e l’ambiente, gli altri fanno lo stesso e  difficilmente ci si incontra, nel senso pieno della parola, nel senso del contatto del pensiero  e delle emozioni. E’ strano, ma spesso mi capita d’essere più profondamente vicino ad alcuni personaggi dei libri che leggo e penso sempre che dai, non sono sola con i miei stupidi pensieri. Devo dire che New York t’invita a meditare sull’esistenza, almeno a quelli come noi, assidui lettori,  amanti, sognatori.

 

State già pensando che non vi ho parlato di Harlem e di Brooklin  e di Little Italy e di Soho e di Tribeca e di Nolita: ma è per invitarvi a volare  a New York così si potrà aggiungere qualche pagina a questo semplice scritto.

Ci sarà una prossima volta. Oppure non ci sarà, alla fine è lo stesso, sarà quel che sarà.

 

Mi va di chiudere qui questa settimana, mi va di non  parlare d’altro.

In questo mese di giugno, il ventuno, solstizio d’estate e San Luigi Gonzaga, se n’è andata nostra madre,  l’ostetrica Meraviglia Martani, vedova Busi da trentacinque anni. Non ha partecipato quando ho aperto l’Opificina e neppure delle  mie avventure pittoriche in Italia e oltreoceano s’è interessata.

Se n’è andata senza dirmi ciao, in fin dei conti, si è assentata dalla vita senza dare spiegazioni.

E’ volata via sul suo tappeto, stavolta per non ritornare mai più.

Cara mamma, l’America non mi ha particolarmente stregata, sai bene che amo le città mediterranee in particolare quella dal cui porto si scorge Chateau d’If, ma anche New York è affascinante perché è bella la vita in generale e sono belle le persone come sei stata tu, che attraversano la propria esistenza con passione, senza inciampare nelle banalità dell’avere, ma coltivando con forza e coraggio la felicità dell’essere.

Ed anche la città di New York, in fin dei conti, non si può dire che non sia!

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