L’organizzazione con cui abbiamo trovato la casa, ci aveva dato delle garanzie. Pensiamo subito di chiamare, ma è domenica e non risponde nessuno o meglio non il servizio in italiano. Intanto però siamo qui e come possiamo spostarci senza saper dove andare?

 

Scopriamo che anche il sostituto del disegnatore di moda, dorme lì, nell’incasinata, sporchissima stanza adiacente la nostra, scopriamo che la cucina è ricca d’incrostazioni secolari e che il minuscolo altrettanto sporco bagno servirà oltre che per noi tre, anche per il bresciano e per l’Infradito.

Dai, pensa a certi villaggi africani o alla campagna rumena, sei proprio una schizzinosa borghesuccia!

Ho capito, ma una volta che vengo a New York devo proprio sperimentare subito il Bronx? Allora? Che si fa? Decidiamo di lasciare i bagagli e di abbandonare all’istante il sito per pensarci stasera, non abbiamo tempo da sprecare in certe quisquilie… ahahahah… prendiamola con filosofia, mitra in giro non ne abbiamo visti e lui non sembra drogato. Il bresciano poi è un ragazzo sincerotto che ci confesserà di aver visto su internet tutt’altra stanza, ma non gli importa perché sta cercando altro e fra poco se ne andrà, al primo stipendio se ne andrà, speriamo che lo paghino, penso io. Siamo un poco perplessi, ma a New York puoi immaginare come funziona…

L’ hai veduto no, nei telefilm americani che ci propina la televisione italiana…oh  my God! Decidiamo subito di andare a Ground Zero, forse per convincerci che dai, c’è sempre di peggio… Riprendiamo la metropolitana per recarci al memoriale delle torri gemelle. Diciamo che siamo eccitati all’idea di essere in giro per le strade di New York e cerchiamo di superare l’idea del luogo dove stasera saremo costretti a dormire.

Lasciamo i bagagli intatti e ben chiusi ed usciamo all’aria metropolitana. E vai, siamo a New York,  ci siamo, ci siamo!

 

Il memoriale in ricordo delle vittime delle Twin Towers del 2001 è commovente.

Ora, al posto delle torri, due enormi specchi d’acqua a forma quadrata in cui cadono sul fondo cascate d’acqua di nove metri d’altezza.

Sul bordo in bronzo delle due vasche sono stampati i nomi dei tremila morti dell’attentato dell’11 settembre. Tutt’intorno sono state piantate moltissime querce bianche. Ed ecco il pero, l’albero di pero, salvato dal disastro, guarito e ripiantato qui come simbolo di speranza. Un grande giardino del ricordo sul tema dell’assenza e del silenzio.

Ah gli alberi, gli alberi, testimoni pacifici dei fattacci umani!

Entriamo nella chiesa di Saint Paul, la più antica della città, dove fu celebrata l’elezione a primo Presidente degli Stati Uniti del signor Washington e dove è esposto il suo inginocchiatoio.

 

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