All’esterno, proprio davanti all’entrata, c’è un piccolo cimitero di erba e croci protetto da grandi alberi dove pare che i newyorchesi facciano il picnic d’estate. Tutto il complesso risale a prima della rivoluzione.

 

Ora la chiesa è dedicata al ricordo dell’undici settembre ed è colma di ex voto d’ogni tipo, anche la ricostruzione della stanzetta d’ una ragazzina e fotografie, tante fotografie e fiori, tanti fiori: deve essere stato come assistere alla fine del mondo, veder cadere due giganti come le torri Gemelle… boato, incendi, grida, gente che si butta nel vuoto; in questo caso la realtà ha di molto superato la fantasia; nessuno aveva previsto un assalto di tal genere al cuore della city; la gente subito non capisce, poi cominciano ad apparire le immagini sui cellulari e sui computer. Io ricordo che era un martedì, diciannovesimo anniversario del nostro matrimonio, ero in negozio, salgo da mia mamma per vedere alla tv, è pazzesco, ma non è il solito film spettacolare americano.

 

E’ forse la dichiarazione di guerra agli Stati Uniti da parte del mondo islamico?

Oggi capisci come mai per entrare negli Usa devi passare tutti quei controlli e come mai ci sono poliziotti dappertutto e quando entri nei musei ti controllano le borse; per salire sul Rockefeller poi, almeno tre controlli.

Altra chiesa che visiteremo sarà Trinity Church, all’inizio di Broadway, sai quella che compare sempre nelle foto in mezzo ai grattacieli, anch’essa con il cimitero campagnolo. Davvero incredibili queste vecchie costruzioni fra le più moderne in cemento armato, perché the skyscrapers sono veri e propri luoghi di culto, del dollaro! La più spettacolare fra le chiese è comunque Saint Patrick’s Cathedral proprio al Rockefeller center, sembra lì a proteggere la civiltà contemporanea, in realtà sono gli immensi grattacieli che la circondano che si prendono cura di lei. Siamo proprio europei! Nel senso che in Italia soprattutto, siamo abituati a visitare chiese e basiliche per ammirare i tesori della nostra arte. In realtà qui non c’è molto da scoprire, stile neogotico di moda nel secolo Diciannovesimo aspetto finto medievale, insomma…

Camminiamo fra i grattacieli con il naso all’insù. Il sole fa fatica ad arrivare in strada, anche perché oggi è brutto tempo ed i raggi sono annullati dalla pioggia. Le nuvole nascondono la fine dei giganti, ma dai, guarda, che effetto fantastico!

Il pomeriggio trascorre in un baleno e già dobbiamo rientrare, o meglio, abbiamo quel pensiero lì di dover rientrare là. Ceniamo in una pizzeria all’angolo del “nostro” quartiere, pizze al taglio di tutte le specie e chiamano Margherita una che invece per me può chiamarsi forse Vittoria, ma Margherita di certo no, con la rabbia del pizzaiolo che ribadisce che non siamo a Roma, ma a New York e la Margherita qui è così e poche discussioni. Rientriamo all’undicesimo piano infreddoliti e abbastanza preoccupati. Nell’aprire la porta ci assale il caratteristico odore, il bresciano non c’è, non ha rifatto la sua branda, le valigie sono mezzo aperte, vuol dire che si fida.  Mah!

Andiamo nella nostra stanza. A sinistra, sempre in terra, hanno aggiunto un materassino da tenda, sarà la cuccia di Federico. Andiamo in bagno e poi, silenziosamente, a letto. Dalla finestra, minuscola, controlliamo l’Hudson River che scorre beato ed indifferente. In lontananza è già illuminata per la notte l’altra riva, davvero una bella vista, un notturno con molte lune, da ricordare.

La finestra non la possiamo tenere aperta perché, come ho detto, il rumore esterno è molto forte, nonostante siamo così in alto. Ci alzeremo il mattino con un gran mal di testa. Durante la notte ho sentito arrivare qualcuno e poi qualcun altro: erano i nostri co-inquilini, si sono detti qualcosa, poi, silenzio.

Noi avevamo chiuso a chiave la stanza, ma io non ho dormito. Verso le cinque vedo spuntare l’alba: il sole proietta un bellissimo rettangolo di fuoco sulla parete sopra la testa di Federico.

Ecco, dicevamo che non c’era un’altra lampada, guarda questa naturale com’è splendida!

 

 

 

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