Nunzia Busi


Corponove Editore

Semplicemente d’amore

                         

A Giovanni
Ai nostri nipoti Asia e Nicola
Alla vita

 

 

 

Questo sarà un libretto felice
La stilografica sopra ogni riga
saltellando scorrerà leggera
E sorriderà

 

 


 

In che lingua?
Facciamo in italiano, ci verrà più facile.
Poi tradurremo in altri idiomi.
Quindi cerchiamo tutti le lettere disperse
per comporre la parola Pace.
Alzi la mano chi ha trovato la P.
“Noi, noi, qui al Parco,
sulla panchina dove ci siamo innamorati.
Un invidioso venticello
quasi la portava via la lettera P.”
Bene, continuiamo a cercare,
impegniamoci col cuore!
“Io, io, ho trovato la lettera A!
Qui nel letto dove il mio Amore di bimba
si è appena addormentato”
Magnifico!
Coraggio, diamoci daffare.
“La C, la C, eccola
ho trovato la C
qui nella mia Casa
che condivido con altri anziani
anche se quando giochiamo a tombola
non le lettere ci servono, ma i numeri fino a novanta.”

...Il tempo scavalca l’umanità...
...secondiminutioregiornisettimanemesiannisecoli...
Qualcuno imbroglia
dice che è qui, che è là
ma è sempre una falsa E
e già qualcuno su Marte
ha esteso la ricerca.
Troveremo mai la lettera E
per scrivere definitivamente
la parola Pace?


 

I nostri cani, il nostro gatto
ci vogliono bene e noi a loro.
Vivono con noi
in questo pezzo di secolo.
Ci accompagnano.
Sono a fianco dei nostri fianchi.
Sono a noi affiancati.
Docili domestici animali.


 

Il nostro cane Neve
ha proprio quindici anni.
È un’anziana meticcia
alta trenta centimetri
dal pelo bianco e nero
ed il suo nome completo
è Fiocco di Neve.
Ora non sale più
sulle mie gambe
quando leggo.
Se ne sta malata
dentro la sua cuccetta
e dorme quasi sempre.
“Neve, Neve”- la chiamo,
lei scodinzola piano,
l’accarezzo e lei sa
quello che altri non sanno,
lei mi conosce bene
e ci guardiamo negli occhi.
Quando morirà
anche un pezzo di me
con lei se ne andrà
ed è giusto così
perché è una giostra che gira
galoppa il cavallo
s’alza l’aeroplano
romba l’automobile
strappa il codino
e gira e gira
qualcuno ogni tanto scende
e dove se ne va
proprio non si sa.


 

Monchéri mi aspetta
quando ritorno dal lavoro.
Alza la coda
e mi accarezza con il suo corpo
di gatto tigrato.
Se è inverno
dorme vicino a noi
mentre d’estate
s’accoccola sul tavolo.
I suoi occhi gialli
mi raccontano l’infinito
e le sue vibrisse
sondano il mio cuore.
È attento e partecipa
Non è sornione.
Lui sa. È intuitivo.
Ne sono certa:
ha un’anima Monchéri
leggera come un foglio
di carta bianca
su cui posso scrivere
i miei umani pensieri.


 

Tu
appoggiato a me
ed io
a te
in questa vita
sotto la luna
nell’aria
sulla terra
vicini
vicino
ad altri
satelliti
nell’universo
noi
a farne parte
come loro
con l’umanità
in questi anni
per l’eternità.


 

Dicono che amore
molte facce abbia
ma io ne conosco
soltanto una, la tua.
Dicono fraterno,
materno e paterno
dicono anche amor filiale,
per gli amici
per il cane per il gatto
per il canarino
e di questi tempi
anche per l’iguana,
ma per me
la faccia dell’Amore
è soltanto la tua.
Non solo il tuo volto
con gli occhi
di cielo e di mare
ad una precisa distanza
fra loro e dal naso
e la tua bocca
col sorriso un po’ malmesso
fra la barba brizzolata,
ma anche le parole che dici
e come mi stai accanto.
Ecco,
han ben ragione tutti
a dire che Amore ha tante facce,
ma per me l’unica faccia
è la tua.


 

Sto
in questo pomeriggio
ricolmo di meraviglia
come un tulipano giallo
in un vaso allungato.
Mentre fuori piove
eccomi immobile
senza produrre
assolutamente nulla
né annessi né connessi
solo io ed io
con i miei petali
il mio ovario
il mio pistillo
aspettando la sera
quando giungerai
e poi la notte
quando ti amerò
e dentro il mio fiore
ti accoglierò.


 

Che si tocchino
che s’intreccino
le nostre dita
la domenica mattina
fra le pareti
senza doveri
sotto il soffitto
dove due cavalieri
sorridono
e ci difendono.
Immobili.


 

La tua bocca
cerca la mia bocca,
le tue labbra le mie labbra.
Si schiudono le mie labbra
alla tua lingua
i miei seni sono pesche
di cui non ti sazi mai.
Tu sei la mia salvezza
io sono la tua salvezza.
Insieme ci salviamo.
E non temiamo.


 

Una tazzina da caffè
nient’altro
che una tazzina... di caffè.
Eppure
sopra il piattino bianco
è disegnato il mondo
e quando sorseggiamo il caffè
io e te
solleviamo la tazzina
e navighiamo e voliamo e viaggiamo
e conosciamo.
Una tazzina di caffè
apre le parentesi.
Io amo
le tazzine da caffè
e amo anche te.


 

Stare con te.
Speriamo.
Eppure
Impazza la morte
sulle strade e nei mari!
E noi, noi
qui vicini
che ci respiriamo addosso.
Vivi!
Ci avvolge il cielo,
nascondiamoci,
ma dove,
perché l’eterna falciatrice
non si curi di noi
e non ci possa trovare!
Liquefarsi di dolce tenerezza
nell’istante in cui
la nostra nipotina
ci da un bacio sulla guancia!
Chiamare tutti
i gatti della via
che lecchino la pozza
dove ci siamo sciolti.


 

Per fortuna che vicino a me
proprio qui vicino
c’è Marta
con i suoi occhi chiari
d’acqua di lago di montagna
e più in là
ma pur sempre qui vicino
ecco Cecilia
occhi lucenti di mattini invernali
e lì accanto a loro ma vicino anche a me
c’è Federico
occhi di bosco e magiche mani
e poi qui vicino a noi
che siamo vicini l’uno all’altro
c’è Gio’
con il suo viso pieno di gioia per noi.


 

more
ei
ntensamente
tteso
tu che hai il nome
del continente
che ci attrae
e ci spaventa
tetto del mondo
e fossa delle Marianne
freddo siberiano
e caldo iraniano
Asia
mani affusolate
che stringono la vita
occhi allungati
che scrutano il mondo
umano cucciolo
d’affettuoso padre
incantevole bimba
della mia bimba
vrai
S empre
I nfinitamente
A more.


 

N autilus
I ppocampo
C alamaro
O strica
L atterino
A ragosta?
No!
Un bambino è apparso
dalla celeste onda.
Anche il suo nome
come Cecilia e Alberto,
rimanda echi
risuonanti di Storia.
Rinato in terra d’Asia
attraverso l’eterno mare,
corrici incontro
Nicola.
N ottetempo
I infinitamente
C onquisterai
O gnuno
L iberando
A more.
Sì!
Un bambino è apparso
dalla celeste onda!


 

Asia e Nicola
lei ed il suo fratellino
belli come il cielo
in un giorno di Primavera,
luccicanti come l’acqua
del mare la mattina
là dove vorrei abitare
e verso sera andare
con loro in spiaggia
il fratello e la sorella
io ed il nonno a giocare
con la sabbia dorata
nella scia del tramonto.


 

Aria d’aprile
per l’aprile di Asia,
di tulle vestita
i suoi capelli
come petali
ondeggiano lievi,
la sua mano
nella mia mano
fa danzare le mie dita.
E andiamo
cullate dal sereno.


 

Indaffarati sono i cuccioli
a stampare formine
con il morbido Didò,
una torta una brioche
un animale un fiore...
Mentre giocano
ascoltano commentare
una notizia data alla radio
tragica:
chissà quali pensieri
i miei nipotini
di questa mamma
uccisa da un papà.


 

Cento anni fa
finiva la Prima guerra mondiale
lasciando un po’ qui un po’ là
milioni di morti.
Ne cominciava un’altra,
quella contro la fame e la malattia
di quelli che, ritornati,
non ce l’avrebbero fatta.
Ora noi siamo qui
a ridere e scherzare.
Superficialmente in superficie
diciamo, sì, milioni di morti
e non sappiamo
cosa vuol dire.
E questi bimbi così belli e solari
che vita vedranno?


 

Abita sul Monte quella signora,
la cacciatrice, la pescatrice
la tutto fare, le voglio bene.
Viene con una figlia.
Un’altra gliel’hanno ammazzata.
Lei fa finta di nulla
ma si capisce
anche quando viene suo marito
che sulle loro vite
è passato un carro armato.


 

Si riempiva la stanchezza
di goccioline di ezza.
Tristezza
dolcezza
gaiezza
mitezza.
Parabrezza
del pulmino
che ha condotto Chicca
a salutarmi.


 

Ha degli anfratti il cuore
come grotte scavate,
sta adagiato
in un mare di pensieri,
si trasforma in noi
che diveniamo oceani.
Spesso con l’alta marea
si riempie d’acqua il cuore
poi
quando la marea è bassa
è libero
e circola un’aria leggera
che odora di noi.


 

È necessario
fare la punta alla vita
con il temperino dell’amore.
Riteniamoci fortunati
d’avere una tale calamita
che ci attrae e ci salva.


 

ISBN 9788899219819
Nunzia Busi
Semplicemente d’amore
Corponove - www.corponoveeditrice.it
Novembre 2019