Il Cacciavite Edizioni
smART
pensieri intorno alla vocale A
à les beaux- arts

“nulla dies sine linea
perché lo specchio
è per guardarci il corpo,
ma l’arte
è per guardarci l’anima”
Sono al di là!
Il passato
è la lunga strada
che mi ha condotta qui.
Che fortuna!
Ho un passato
un presente!
Sono sono sono!
Il futuro?
Il futuro sarà.
La vita scorre
io a piccoli passi
mi muovo.
Un ronzio di neuroni
m’accompagna.
Saltello sui sassi
a volte scivolo.
Ogni giorno mi attraversa.
Agisco per soldi.
Il denaro è necessario.
Quindi agisco.
Supero la stanchezza
opplà, scavalco l'ostacolo
e vado.
Evado.
Leggo scrivo dipingo.
Mi piace. M'impegno.
E così mi sembra d'essere io.
Mi sono ferita tagliando la rete,
riconosco il mio sangue
è quello di molti eventi.
E' il mio.
Si, questa sono io.
Ogni minuto ogni ora
mi attraversano.
Scorre il mio esistere.
Scorre verso.
Vado, scorro.
Sfocerò?
Dove?
E' importante?
E' un tempo difficile.
Ma ogni tempo
a suo tempo
è stato e fu difficile.
Per chi c'era
c'è stato
fu.
Quindi viviamo!
E fino a domani
non parliamone più.
(Solo fino a domani?
E dopodomani?
E poi?)
Dentro le pozzanghere
il cielo si specchia
ed io col capo basso
sono come tra le nuvole.
“Donna con la testa
piena di nuvole”.
Salvador Dalì
già pensava
che sarei nata
con quell'opera
a me dedicata.
Mi capita
di pensare che.
Quel senso
il solito senso
oggi non l'ha
un senso.
Quindi?
Leggo fra le pagine
ascolto fra le note.
Il messaggio
è di coraggio.
D'accordo
non è la guerra,
i lager
sono un pensiero rimosso
a mezzogiorno pranziamo
alla sera ceniamo
ed abbiamo un letto
non solo per dormire.
Quindi?
Quindi
attenzione
al senso del vivere.
Non è solo perché.
E' anche come.
E'.
E' l'essere
che si accende
si appassiona
pur sapendo che
si spegnerà.
Fra la scintilla ed il buio
tu
tu
tu
tu
vivi!
Fai come me
metticela tutta.
Il filo è teso.
Se non lo vedi
inciampi
cadi
ed io
non ti raccolgo.
Ma come,
sei così terra terra?
Non sai neppure volare?
Eccoci di nuovo.
Novità?
Oggi non leggo.
Il libro sta.
Solo.
Oggi.
Devo.
D'accordo
era nei patti
in fin dei conti
www.commerciante.valà.
Ma sulla carta d'identità
hai fatto mettere poeta!
Non ti vergogni?
Così per ridere?
Per ridere?
Ma ti pare
una cosa ridicola
la poesia?
Ti sembra
che faccia ridere
la vita?
Non ricordo Dante
in che girone
i commercianti.
Mi toglie dal dì
la notte
dal dire dire dire.
Che ridere
quando non ne posso più
e
resisto
e-si-sto
lì-lì-lì
nella troppa luce
al neon
del dì
di-re-di-re-di-re
ri-di-re-ri-de-re
che ridere
ridire sempre
finché infine
in-fine
la sera
e la notte
la notte!
Oh notte
puntini di felicità
spilli di dolore
oh, notte
dal cappello giallo
e l'abito trapuntato
di lapislazzuli,
attenta!
Il dì ha ricominciato
la sua corsa per prenderti!
Tuffati nel mare!
Di notte
alla sera
e poi.
E' meglio così
ma.
La luce il buio
la luce il buio
il buio la luce.
Chissà.
Il tempo va.
Vattene pensiero!
Rovente è l'idea.
Ah, si,
dimenticavo!
E' solo la luce
della mia lampada Tiffany
dai vetri verdi e rosa
con qualche centro giallo
e qualcuno rosso.
Essa svela la mia lettura.
Io e la mia lampada
ci amiamo
e siamo libere!
Virgola di luce
di limone spicchio
di bellezza specchio
regina del cielo
abate - jour degli amanti
venerabile saggia
anche sull'isola di Pasqua
e sopra le Piramidi
e sull'autostrada A4
altalena ballerina
dal luminoso tutù
sottile corda di luce
piegata all'insù.
Troppo, troppo
per delle piccole esistenze!
Se
forse
altrimenti
vedremo.
Gli acquerelli belli
ma
cosucce
(nugas pintadas).
L'arte
sta.
Dentro un vaso
spunta una f
...oglia
rossa.
Fu così che lo psicanalista
collegò questa miriade
di ritagli di carta d'acquerello
con un ego dissociato
una mente sfaccettata
un'esistenza minata
una pancetta affumicata.
Analizzando l'Es,
programmò una cura
ed un periodo di riposo
al settimo piano
del racconto di Buzzati.
“Perché vede gentile signora,
c'è chi sostiene che la sua pittura
sia solo terapia,
ma io ci vedo di più, molto di più,
come dire, cara signora,
ci vedo la barba di Belzebù.”
Il critico d'arte ha affermato
“la piatticità” dei miei dipinti.
In realtà la superficie
cela prospettive profonde
di pensiero
femminile.
Il critico è un misogino,
eliminerebbe ogni donna
tranne la Vergine Maria.
Rispetto il suo pensiero.
Maschile.
Di certo però
non cambio sesso
per far piacere a lui.
Quanto ai dipinti,
mi piacciono così,
proprio così come sono.
Non devono certo
passare alla Storia,
soltanto darmi una mano
devono
a vivere la mia storia,
la mia storia di donna.
La verità è doppia
è unica
o molteplice?
I punti di vista
il punto con vista
o la vista del punto?
Io e Goethe pensiamo
che la Grecia i propri debiti
li abbia già interamente saldati
con i pezzi d'arte classica
depositati nei musei
di Berlino Londra Parigi.
Io e Goethe pensiamo questo
anche del Rinascimento italiano
ritenendo siano gli altri
a doversi sdebitare.
L'Arte ci può salvare,
caro Wolfang in qualche modo
non puoi resuscitare?
Per donare un'emozione
a volte basta un colore
accostato ad altro colore.
In altri casi
togliere è necessario
scrostare
liberare.
Quasi mai
la prima impressione
è quella che conta.
Gli occhi grigi
sono invece azzurri
ed i dittonghi duri
nascondono tenere vocali.
Uno scandaglio vorrei
per osservare la gente
comprendere
ciò che dice o fa
e perché.
Perché?
Vale la pena?
Un telescopio
per osservare il cielo, invece,
no?
Detengono posti di potere
ma sono talmente ciechi
che passa loro inosservata
anche l'evidenza
a volte aprono un occhio
o lo chiudono
dipende
spesso come dei Polifemo
avanzano nella vita
con una trave
in mezzo alla fronte.
Io non capisco.
Del resto
devo ancora crescere.
Ai bambini
certe cose
sono incomprensibili.
Non so cos'ho.
Sembro così
ma sono cosà.
E' venerdì
la stanchezza dilaga.
Avvisati pompieri.
Parlottano fra loro.
Non conoscono
e parlottano.
Parlottano
...tano tano.
...ano ano.
Possiamo condividere?
Anzi, no.
Parlate, parlate pure.
Fra voi.
Non voglio intromettermi
ma le parole di questo aprile sono:
Enzo Jannacci
nebbia
fuoco
silenzio
libro
amore
cielo.
Di cosa stavate parlando?
Parl
ando?
Fuori sul piazzale
appendo l' Urlo di Munch,
non è tempo oggi
di passeggiate alla Monet.
Abbiamo delegato
pensando che.
Invece.
Ma.
Comunque
io
non sono pronta
per la Rivoluzione.
Come va? Va meglio?
Si, molto meglio del peggio
che avrebbe potuto essere
ma non così meglio
perché,
tenuto conto che
il peggio deve ancora venire
nonostante la situazione
stia più o meno migliorando,
meglio di così non si poteva.
O avremmo potuto?
O si può?
Di certo si potrà!
Si potrà?
Mah!
Del resto peggio per voi
che siete così ottimisti
e meglio per noi
che siamo un po’ pessimisti,
in ogni caso
chi mal capisce peggio risponde
e malalloggia chi tardarriva,
meglio così perché così
è meglio per tutti
ed un posto si trova
anche per gli assenti.
Meno e meglio
ma per i più
o per i pochi?
Decrescere felicemente
tutti
o, come al solito,
solo alcuni?
Molti gli oggetti
sulla mia scrivania:
una piccola famiglia
d ’ippopotami blu
un mezzo busto
di corpo umano a sezioni
il fonendoscopio di mia madre
un piccolo microscopio nero
un portacarte tulipano
un inchiostro blu
un Gesù Bambino restaurato
un portapenne gatto.
Mi sento bene qui
con la carta avorio
e la stilografica in mano.
E’ un bel luogo di tenerezza
e non lo scambierei
con lo studio d’un Presidente.
Federico
non ama i libri.
Come il pompiere Mastag
li vorrebbe bruciare.
Però ama noi
e ci vuole tenere
e non bruciare.
Per i libri vedremo.
Banalità in à
ah ah ah
nell’aiuolà mi chino
a cogliere una violettà,
la nascondo nel quà
ed è lì che seccherà
e la mia ispirà
con dolcezza cullerà
ah ah ah
ridi poetà
delle mie banalità in à.
Sono affezionata
al numero ventuno
multiplo di sette,
una settimana prima
di fine mese,
due e uno
che sono uniti
anche se separati,
due decine ed un’unità,
un ventuno d’ottobre
ma perché no di giugno
solstizio d’estate,
giorno festivo
nel Cerchio Celtico.
Ventuno
numero dell’Aquila
animale, città, terremoto,
ventuno
di battaglie, leggi, eventi,
milioni di ventuno
di storia umana,
primaverili ventuno
ventosamente sparpagliati
lungo i secoli
fra cui,
granellino brillante
di cenere non spenta,
il mio ventuno
millenovecentocinquantasette.
Attendo una risposta
come se
avessi fatto una domanda.
E la domanda è:
“rispondi?”.
Attendo.
Ma non c'è risposta
alla domanda
che non c'è.
Si, è vero,
fa freddo
e già l'Estate
dal treno saluta.
O è Primavera?
O presto Autunno sarà?
E l'Inverno?
Rispondimi
e l'Inverno?
Le mani
meraviglia!
Scrivo, scrivo.
Procedo.
Ma. Non.
Eppure,
le mani!
Oh come batte
il mio cuore!
Tolstòj
non guardava la televisione.
Scriveva scriveva.
Il conte
si alzava tardi la mattina.
Il suo bioritmo
era vivace la sera.
E la notte.
Il mattino dormiva.
Una donna
gli preparava la colazione
il pranzo
la cena.
Una donna.
Ed il letto.
Una donna.
Lui era l'artista.
E l'artista crea
anche quando si riposa.
Punto.
E chiuso.
Comunque
a me non interessa.
Io preferisco Dostoievskj.
Quante storie
si, quante storie.
Sedetevi ed ascoltate.
Cosa?
Come cosa!
Cosa?
Come?
Come una voce
come un pensiero
come una cosa
cosa nostra
vostra
cosa di noi tutti.
Res Pubblica.
Che sarà domani se.
Si, quante storie
la verità è che
la gente non sa
la cosa che a caso
ha quel nome
di cosa.
Quindi sedetevi
ed ascoltate.
Ascoltate!
I tuoi occhi
sono come il mare
c’è l’infinito
e non v’è orizzonte
nei tuoi occhi
marini d’estate
verso sera quando
il tramonto
riveste l’acqua
d’arancio ed io
sono l’onda che tace
morendo
sul tuo corpo forte
e buono mentre
i tuoi occhi di mare
risplendono.
Leggo due volte
i versi di Pessoa
(che si firma qui
come Ricardo Reis):
“Per essere grande
sii sintetico,
non esagerare
e non escludere niente di te.
Sii tutto in ogni cosa…”
Quando sono
sull’orlo dell’abisso
tu arrivi e mi salvi
amore colato
da una teiera raku
ricolma di gioia.
Quando sento
le nubi gonfiarsi
ecco la tua fiamma
sciogliere la grandine
in rivoli d’acqua
verdazzurra.
Amore che leggi
posa il tuo libro
e bacia le mie labbra
aperte e umide
che ti sussurrano
tesoro tesoro…
Amore
Sei
Intensamente
Atteso
tu che hai il nome
del continente
che ci attrae
e ci spaventa
tetto del mondo
e fossa delle Marianne
freddo siberiano
e caldo iraniano
Asia
mani affusolate
che stringono la vita
occhi allungati
che scrutano il mondo
umano cucciolo
d'affettuoso padre
incantevole bimba
della mia bimba
Avrai
Sempre
Infinitamente
Amore.
Dopo l'amore
la vita appare chiara
e non v'è
traccia di morte.
Perché sei vite
avvitata
dentro la mia vita.
Sei vite
che non si può
svitare.
E sei pianta di vite
ben salda nel terreno
che produce dolce uva
bianca e nera
e delicato vino rosé
insieme
andiamo sorseggiando.
Di questa
do
menica
non voglio parlare.
Vorrei sal
tarlo
questo giorno
comunque
è ormai
nella mia
Storia.
Avrei potuto
fare meglio e di più
impegnarmi nell’esistere
pensare che il tempo
va
là
invece
ho lasciato an
dare
i secondi i minuti le ore
senza
mai
indifferente
come se
ma.
Potrei vivere meglio
in un luogo
dove si coltivano i limoni.
Ubriacarmi di giallo
addormentarmi in pace.
Ad Auschivtz,
non distribuivano limoni.
Nessuno poteva dormire.
Gli alberi ancora
umidi e freddi
ma c’è chi cinguetta
appena più in là.
Attaccata alla tua
pelle calda riposa
il mio corpo infreddolito.
Con coraggio stiamo soli
nel tempo non immobile
e sorridiamo.
Il grigio invaso sarà
dal rosato della sera
sin dentro il blu di Prussia.
Io non lascio la tua mano.
E così restiamo.
Le nuvole appoggiate all’Alben
(Alben-alba-luce),
le nuvole appoggiate all’Alben
quasi sdraiate sopra
come io su di te
e l’Alben come ad accarezzarle
come tu me.
Il tempo che corre
ma perché così veloce
che io vorrei fermarlo
proprio stanotte qui!
Oggi che ero nuvola di buio
sono divenuta nuvola di luce.
Certo anche noi
come nuvole passeremo.
Diranno “ah, si, i bisnonni,
lassù avevano una casa
la bisnonna scriveva dipingeva…mah…”
Guardando sbocciare
dalla notte l’Alba
saranno come noi
noi.
Leggo delle rondini
di Pier Paolo Pasolini:
come sono più intense
delle mie rondinelle
osservate dal sofà
che era dei nonni
ed ora mi accoglie
con il libro in mano.
Rondini le sue
con nel becco tutta la Storia
rondinelle le mie
come uccelletti di passaggio,
rondini le sue
come un dipinto di Caravaggio
uccellini i miei
come disegni di bimbi.
…esser rondine
volar
attraversar…
...rondinar...
Nel mio angolo acuto
di varie ed eventuali
alcuni ellebori
in un bicchiere
come dono
a Jacques Prévert
che fuma e lo sa bene
che è vietato fumare
nei pubblici locali.
Io inizio la settimana.
Sett.
L'opificina illuminata
dal colore azzurro.
Gocce di felicità
scendono dal rubinetto.
Il rubinetto
perde felicità.
Nell'opificina
brilla quel sole che non c'è.
Da un vasetto
spuntano nontiscordar di me.
E neanche di te
e di noi e di loro.
Ogni volta che vado via
colgo alcuni fiori.
In pochi anni
in molti
se ne sono andati.
Lontani, lontano.
Io
è come se.
Ondate di ricordi
affiorano
si colorano
sbiadiscono.
In pochi anni
in molti.
Lontani, lontano.
Ed io
è come se.
Se se se.
Io
è come se.
Infine
non torneranno.
In molti
in pochi anni.
Lontani, lontano.
L'Ontano
albero anche
dei nostri boschi.
Mi sdraio ai piedi
d'un Ontano
e in qualche modo
prego.
Chi era?
Si, nostra madre.
Ora vive
sopra un tappeto volante,
un po' qui e un po' là,
non vuole raccontare
dove sempre va.
Io vorrei tanto
parlare di viaggi
nel passato e nel futuro.
Invece.
Il suo tappeto è preziosissimo,
è persiano e indiano
cinese e sudamericano,
ogni filo è un pensiero
ogni punto un'azione
e che pensiero e che azione!
Ed è inutile ogni nostro gesto,
non la si può fermare
lei vuole volare!
Molto si è soffermata
nella sua vita
con precisione e puntiglio
agendo in coscienza
fino all'esaurimento.
In molti non la capivano,
scendere nelle profondità
richiede forza d'animo
amore e passione,
la maggioranza rimane in superficie
s'accontenta e fischietta
mentre lei, a fondo,
ogni parola ponderava
ed ogni atto.
Ed ora si è stancata di far capire,
s'è presa il suo spazio
di volo e di pensiero
e guardandoci tutti
dall'alto del suo tappeto
ci ha lasciato perdere.
Come darle torto?
Mia madre è anche
madre di mio fratello.
Nostra madre non è
più.
E noi?
Oggi è il giorno
di passare in rassegna
i morti che vivi ho conosciuto.
E dire cose, cose come.
Quando, quando
nostra madre viva
sarà nostra madre morta?
Madre madre
che hai donato tanta vita
toglila ora da te la vita
via la vita
che vita non è.
Via da te.
Ad un certo punto il tragitto
diventa un Calvario
e non c'è da capire
bisogna avere Fede.
Affido nostra madre al caso.
Il caso vorrà, io spero
accoglierla in Paradiso.
O anche il caso
è d'accordo col destino
e si beffa della sua esistenza?
Forse che anche il caso
non sa cosa
e la cosa non è per caso?
Bulbi.
Terra.
Germogli.
Bulbiterragermoglibulbiterragermogli.
E' un cerchio la vita
o una linea retta?
Sonostatisonostatisonostati
siamosiamosiamo
sarannosarannosaranno.
Ogni Primavera
rifioriscono nei miei vasi
regalandomi giorni
di pura bellezza.
Ogni anno
rifioriscono.
Ogni
Ri.
Bulbiterragermogli.
Dall'inizio alla fine.
Di nuovo.
Mi ricordo il marito
di questa signora.
Alto e gentile
bello ed intelligente.
Sarà più di dieci anni.
Entravano insieme.
E lei ?
Come ha potuto
giungere sola fin qui?
“Ho dovuto”-mi risponde.
Quindi il dovere
è una forza così grande?
Ad una rotonda d’una strada provinciale
vivono tre ulivi amputati della chioma
portati là da chissà dove
messi lì per abbellire un frenetico incrocio
e rendere lo smog meno og
facendo una rotonda molto più in.
Il poeta gira intorno
li sente gemere
ogni volta vorrebbe sradicarli
ma riportarli dove?
Sicilia? Liguria?Spagna? Grecia?
Ogni volta gli ulivi chiamano qualcuno.
Nessuno.
Tranne oggi che una donna è salita
ed ha parlato con gli alberi.
Essi sembrano più contenti,
qualcuno sa di loro.
Forse si salveranno
ed anche la poesia si salverà.
Un acero
per pensare al Canada
ai fiumi, agli orsi?
Questa poi! Agli orsi!
E sotto l’acero seppellirai
la tua cassa di pensieri scritti
dentro i tuoi libretti
e solo qualche bambino
nella sua caccia
il tuo tesoro scoprirà? Mah!
E un pioppo anche vuoi
portato dall’argine del fiume
che scorre in pianura fra le zanzare:
insieme parlerete dei tuoi genitori
di Piadena e dell’Oglio
là fra Mantova e Cremona?
Va bene, va bene…ma il fico allora?
Che faccia cento fichi l’anno
e ne mangerai tanti e tanti
che ti scoppierà la pancia!
Si… l’hai detto
non te ne importa un fico secco!
E l’avrai la rosa rampicante
che fiorisce a maggio
di boccioli di pensiero
spandendo petali di parole
e ti giuro che quando te ne andrai
mischiata a terra di lavanda
come cenere sarai.
E quell’albero sull’angolo?
L’albero che non sai
con molte foglie che non sai.
Ti piace tanto quest’idea
di quest’albero senza nome!
E’ quello che il vento
bacia di più
e se giri dietro
non lo vedi più.
Ehi! Ma quell’albero sei tu!
Appunto
non è il caso.
Il mio caso infatti
non è degno di nota.
Si sa
spesso l'esistere va a casaccio.
Casomai
in un'altra vita
se per caso
avrò un'altra possibilità.
Facendo
un calcolo delle probabilità
casualmente,
metti che rinasco!
Essere albero allora vorrei:
molto meno casi...ni!!