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Fu nel 1982 che andammo per la prima volta in Argentina. Era di novembre, era il nostro viaggio di nozze. Ci aspettavano la Gina, sorella di mio padre, suo marito Danilo, con i figli Franca, Roberto, Adriana e le rispettive famiglie.
In Argentina c’era un duro governo militare, allora spariva la gente e gli Argentini erano in guerra con gli Inglesi per il possesso delle isole Falkland, per las Malvinas.
All’aeroporto di Fiumicino, dove eravamo arrivati in treno da Milano, un ragazzo ci prega di portare un pacco a Buenos Aires. Al momento accettiamo. Quando poi stiamo per imbarcarci ci prende una forte paura e gettiamo tutto in un cestino. Siamo scontenti di questo gesto, avremmo dovuto dire di no subito. Arrivati all’aeroporto Ezeiza, qualcuno da dietro ci chiama a voce alta. Stiamo per ritirare i bagagli, facciamo finta di niente. ”Non girarti”, mi dice Gio, ”camminiamo”Siamo abbastanza terrorizzati. Ci allontaniamo con i carrelli. ”E se ci seguono? E se mettiamo nei guai la Gina e Danilo?” Per qualche giorno ci rimane l’impronta della paura. Ci passerà. Ci raccontano dei giovani scomparsi, di certe maestrine, anche lì nella via, una ragazza così brava e dolce. Forse abbiamo fantasticato troppo, forse erano solo lettere, lettere d’amore.
Vado a cercare nei miei cassetti pieni di fogli scritti e di disegni, quello che scrissi allora di ritorno dall’Argentina. Mi viene voglia di rileggere quelle pagine e le trovo addirittura rilegate dentro un libro intitolato “Le evasioni non fiscali di una commerciante”. Faccio la fotocopia dei fogli che m’interessano e rimetto il volumetto nell’oblio, che lì deve stare.
Ecco qui di seguito alcune parti di ciò che scrissi allora:
“17 dicembre 1982”
Questo che scrivo è ciò che vi posso dire dell’Argentina;sono poche impressioni notizie dato che il nostro soggiorno è durato soltanto un mese ed io credo, per conoscere un paese e la sua gente, bisognerebbe viverci per un po’ e tornarci spesso come dei Marco Polo.
Da Campana, dove eravamo ospiti di Gina e Danilo, siamo arrivati fino a Mar del Plata(circa 550 km da Buenos Aires.)
Come nei libri di geografia, comincio dalla capitale Buenos Aires, la città famosa per la sua Piazza di Maggio, tristemente famosa in questi giorni. Una piazza molto ampia con uno sfondo bello di tramonto:la casa Rosada. La Ciudada de Nuestra Seniora de Buenos Aires(fondata con questo nome nel sedicesimo secolo in ringraziamento alla Madonna che concesse venti favorevoli ai primi navigatori coloni), conta oggi sette milioni di abitanti(in totale in Argentina sono circa ventisette milioni, in un territorio che è nove volte l’Italia.)Popolarissima di gente d’ogni razza, due terzi sono bianchi, italiani e spagnoli, un terzo meticci, mulatti indios. Molte sono le comunità tedesche ed ebree createsi dopo la disfatta del nazismo in Europa ed è gente molto riservata ed estranea agli eventi del paese, almeno apparentemente, dato che hanno le loro scuole, i loro ospedali dove entra solo gente tedesca…”
A questo punto, mi verrebbero certe pesanti considerazioni relative alle molte SS che hanno trovato ospitalità in Sud America, con la protezione di gente molto in alto…
In Argentina c’era un duro governo militare, allora spariva la gente e gli Argentini erano in guerra con gli Inglesi per il possesso delle isole Falkland, per las Malvinas.
All’aeroporto di Fiumicino, dove eravamo arrivati in treno da Milano, un ragazzo ci prega di portare un pacco a Buenos Aires. Al momento accettiamo. Quando poi stiamo per imbarcarci ci prende una forte paura e gettiamo tutto in un cestino. Siamo scontenti di questo gesto, avremmo dovuto dire di no subito. Arrivati all’aeroporto Ezeiza, qualcuno da dietro ci chiama a voce alta. Stiamo per ritirare i bagagli, facciamo finta di niente. ”Non girarti”, mi dice Gio, ”camminiamo”Siamo abbastanza terrorizzati. Ci allontaniamo con i carrelli. ”E se ci seguono? E se mettiamo nei guai la Gina e Danilo?” Per qualche giorno ci rimane l’impronta della paura. Ci passerà. Ci raccontano dei giovani scomparsi, di certe maestrine, anche lì nella via, una ragazza così brava e dolce. Forse abbiamo fantasticato troppo, forse erano solo lettere, lettere d’amore.
Vado a cercare nei miei cassetti pieni di fogli scritti e di disegni, quello che scrissi allora di ritorno dall’Argentina. Mi viene voglia di rileggere quelle pagine e le trovo addirittura rilegate dentro un libro intitolato “Le evasioni non fiscali di una commerciante”. Faccio la fotocopia dei fogli che m’interessano e rimetto il volumetto nell’oblio, che lì deve stare.
Ecco qui di seguito alcune parti di ciò che scrissi allora:
“17 dicembre 1982”
Questo che scrivo è ciò che vi posso dire dell’Argentina;sono poche impressioni notizie dato che il nostro soggiorno è durato soltanto un mese ed io credo, per conoscere un paese e la sua gente, bisognerebbe viverci per un po’ e tornarci spesso come dei Marco Polo.
Da Campana, dove eravamo ospiti di Gina e Danilo, siamo arrivati fino a Mar del Plata(circa 550 km da Buenos Aires.)
Come nei libri di geografia, comincio dalla capitale Buenos Aires, la città famosa per la sua Piazza di Maggio, tristemente famosa in questi giorni. Una piazza molto ampia con uno sfondo bello di tramonto:la casa Rosada. La Ciudada de Nuestra Seniora de Buenos Aires(fondata con questo nome nel sedicesimo secolo in ringraziamento alla Madonna che concesse venti favorevoli ai primi navigatori coloni), conta oggi sette milioni di abitanti(in totale in Argentina sono circa ventisette milioni, in un territorio che è nove volte l’Italia.)Popolarissima di gente d’ogni razza, due terzi sono bianchi, italiani e spagnoli, un terzo meticci, mulatti indios. Molte sono le comunità tedesche ed ebree createsi dopo la disfatta del nazismo in Europa ed è gente molto riservata ed estranea agli eventi del paese, almeno apparentemente, dato che hanno le loro scuole, i loro ospedali dove entra solo gente tedesca…”
A questo punto, mi verrebbero certe pesanti considerazioni relative alle molte SS che hanno trovato ospitalità in Sud America, con la protezione di gente molto in alto…