Qui nel quartiere Palermo c’è la casa di Luis Borges, il sommo poeta argentino, lo scrittore degli specchi e dei labirinti, uomo di cultura profonda ;nelle poesie è grandissimo, ecco qui di seguito una delle tante dedicate a Buenos Aires:

 

Y fue por este rìo de suenera y de barro
que las proas vinieron a fundarme la patria ?
Irìan a los tumbos los barquitos pintados
entre los camalotes de la corriente zaina.

Pensando bien la cosa supondremos que el rio
era azulejo entonces como oriundo del cielo
con su estrellita roja pra marcar el sitio
en que ayunò Juan Diaz y los indios comieron.

Lo cierto es que mil hombres y otros mil arribaron
por un mar que tenia cinco lunas de anchura
y aùn estaba repleto de sirenas y endriagos
y de piedras imanes que enloquecen la brùjula.

Prendieron unos ranchos tremulos en la costa,
durmieron extranados. Dicen que en el Rìachuelo,
pero son embelecos fraguados en la Boca.
Fue una manzana entera y en mi barrio :
en Palermo.

Una manzna entera pero en mità del campo
precenciada de auroras y lluvias y suestadas.
La manzana pareja que persiste en mi barrio :
Guatemala, Serrano, Paraguay, Gurruchaga.

Un almacèn rosado como revès de naipe
brillò y en la trastienda conversaron un truco;
el almacèn rosado floreciò en un compadre
ya patròn de la esquina, ya resentido y duro.

El premier organito salvaba el horizonte
con su achacoso porte, su habanera y su gringo.
El corralòn seguro ya opimaba Yrigoyen,
algùn piano mandaba tangos de Saborido.

Una cigarrerìa sahumò como una rosa
el deserto. La tarde se habìa ahondado en ayeres,
los hombres compartieron un pasado ilusorio.
Sòlo faltò una cosa:la vereda de enfrente.

A mì se me hace cuento que empezò Buenos Aires:
la juzgo tan eterna como el agua y el aire.


La traduzione in italiano suona così :

Quindi fu per questo fiume canterino e di fango rumoroso
che le prue vennero a fondarmi la patria?!
Si sarebbero capovolte le barchette dipinte
fra gli isolotti della corrente Zaina(Bs.As.)

Pensandoci bene si può supporre che il fiume
fosse azzurro allora , come oriundo dal cielo
con la sua stellina rossa per segnare il posto
ove digiunò Juan Diaz e gli indios mangiarono.

Certo fu che mille uomini ed altri mille arrivarono
per un mare che aveva cinque lune di larghezza
e pure era pieno di sirene e di mostri
e di pietre calamite che impazziscono le bussole. 

Accesero alcuni “ranchos” tremuli nella costa
dormirono increduli. Dicono che nel Riachuelo
ma sono inganni tramati en la Boca
successe in una mattinata intera nel mio rione:Palermo.

Una mattina intera ma nella metà del campo
presenziata dalle aurore e da piogge e da tempeste. 
La mattina è quella stessa che persiste nel mio rione:
Guatemala, Serrano, Paraguay, Gurruchaga.

Uno spaccio rosato come il rovescio delle carte
brillò e dietro le quinte giocavano un truco;
lo spaccio rosato fiorì in un compare
già padrone dell’angolo, già risentito e duro.

Il primo organetto spuntava all’orizzonte
con il suo portamento malaticcio, la sua habanera(danza di origine creola)ed il suo gringo.
Il recinto dava il suo parere Irigoyen
qualche piano suonava tangos de Saborido.

Una tabaccheria profumò come una rosa
il deserto.Il pomeriggio era affogato nel ieri,
gli uomini condivisero un passato illusorio,
soltanto qualcosa mancò:il marciapiede di fronte.

Mi sembra come in una fiaba che si fece Buenos Aires:
la giudico tanto eterea come l’acqua e l’aria.

 

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