In questa fine d’anno 2000 abbiamo saputo che è proibito agli argentini ogni accesso alle Isole Falkland. Se vuoi recarti laggiù devi partire dall’Uruguay o dal Cile. L’umiliazione è stata forte.

“nei discorsi dei giovani senti la voglia di cambiare frenata da certo fatalismo tipico, credo, di tutta l’America Meridionale:” forse questo è il nostro destino, forse è Dio che ha voluto così.” 
Woitila nel suo recente viaggio è venuto a Lujan, tappa religiosa importante del Sud. Qui ha avuto grandi parole di conforto per il popolo e di fatto la sua figura è tenuta in gran conto perché le persone sono molto religiose al limite del fanatismo e della superstizione. A Lujan vendono immagini papali e bottigliette di acqua benedetta dal papa durante la sua venuta ed ogni anno c’è un pellegrinaggio di 160 chilometri da Buenos Aires, di cui l’ultimo tratto in ginocchio…”

Così oggi, ventitré dicembre 2000 siamo di nuovo a Lujan;abbiamo visto arrivare una ragazza sulle ginocchia. Noi stiamo seduti al bar proprio al lato della piazza di questa cittadina assai spagnoleggiante.

Osservo i portici ed il Cabildo, forse più tardi, da lì dietro, comparirà Zorro a salvare la gente dalla miseria.
Ci alziamo ed andiamo a visitare un magnifico parco al di là della cattedrale. Capitiamo in un ufficio turistico dove alcune persone ci rivolgono la parola in italiano” italiani del nord o del sud?”Per fortuna è venuto Maradona a mettervi un po’ d’accordo. ”Non capisco bene perché non ho seguito l’avventura calcistica del calciatore argentino in Italia, capisco però che Maradona è un mito. La rivincita dei poveri sui ricchi, una specie di riscatto sociale. Deve essere lui Zorro. ”Diego te quiero”, come recita una canzone del cantante Rodrigo che ascoltiamo spesso in auto con Roberto.
Ci dirigiamo verso il centro commerciale di Lujan. Che caos, come in centro a Milano o a Los Angeles…un ingorgo furibondo di auto, negozi, pubblicità come dappertutto. Negozi d’artigianato locale non ce n’è. Tanti negozi di santini e santelle e madonne e Gesù come a Sotto il Monte, come in San Pietro…Mi fa orrore questo impasto di sacro e profano.
Prendo in mano un piccolo poncho che avrei voluto per Giulia o Adele. L’etichetta dice made in Tawan.
L’avevo già notato anche a Buenos Aires. Nel 1982 avevamo trovato molti più negozi di lavorazione del cuoio e dell’argento. Ricordo il grido “gringos de mierda”quando entrammo con Danilo per comprare un charango, famoso strumento musicale fatto con la carcassa dell’armadillo. Oggi non lo farei più, a parte che l’armadillo è un animale protetto, mi vergogno ancora un po’ quando il mio sguardo si posa sui peli ispidi fra le orecchiette…e le mie dita si muovono fra le corde fatte di tendini di cavallo…
La gente è arrabbiata con gli stranieri, in particolare con gli americani del nord. Hanno ragione. Vorrei spiegare che noi non siamo di quella razza lì, che siamo davvero interessati al diverso da noi, che siamo spiriti liberi…ma il colore della pelle e dei capelli, la barba di Giò, il modo di guardare di Marta, i suoi occhi azzurri, il passeggino ultimo modello Chicco di Federico, le scarpe made in Italy e che ne so, capisci che tu sei distante, che è meglio se non t’intrometti, che sei davvero un gringo de mierda.
Penso a questo anno giubilare che mi ha toccato ben poco. Penso al mio rincorrere merce tutto il giorno, penso al mio tutto. Penso ai morti. Alle madri. Alle nonne.
Woitila però, non ha avuto parole di denuncia dei militari, non ha detto”tirate fuori i morti, dite alle madri ed alle nonne dove sono i corpi dei loro figli e dei loro nipoti”. Non ha fatto tremare con parole di fuoco i potenti della terra. Wotila però non ha condannato Pinochet. E’ venuto e se n’è andato, tanti saluti e baci. Forse fra qualche anno chiederà altre scuse…
Dicono di certe torture indescrivibili, dicono che Amnesty International è intervenuta varie volte, dicono che stanno trovando delle fosse comuni o che andavano con gli aerei in mezzo all’Oceano e li scaricavano là…
dicono che non faranno più ritorno, che nemmeno risorgeranno.
Qui non s’intravede nessuna luce divina, qui ci sono solo lacrime di madri ed occhi secchi di nonne.
Qui è molto triste.
“Agrio esta el mundo, immaturo, detenido,
sus bosques florecen puntos de acero

agro esta el hombre
sobre el mundo
balaceandose
sobre sus piernas”…(…acerbo è l’uomo sul mondo dondolandosi sulle sue gambe…)
così dice Alfonsina Storni, poetessa argentina. La sua visione del mondo contemporaneo è senza via d’uscita e senza speranza. L’uomo gira sempre sugli stessi perni, incapace di decisioni diverse che possano dare una svolta in senso davvero libero all’umanità.
Qui, non posso non ricordare El Che. Vedo il suo bel viso stampato su una delle mie magliette nel mito che ne ha fatto la mia generazione. Ricordo un tema in classe al liceo sul Che e su Gandhi. Due persone all’antitesi che hanno vissuto la loro vita facendo la scelta di stare dalla parte dei poveri. Ricordo che presi le parti di Gandhi perché la non violenza è sicuramente un’arma molto più efficace dei fucili. Ma mettiamoci nei panni dei popoli sudamericani. Guevara era un giovane di famiglia agiata, un ragazzo dal grande cuore e dalla grande asma. Mi aveva affascinato la sua vita, nasce a Rosario e trascorre molta parte della sua adolescenza a Cordoba, sempre rintanato in una qualche biblioteca a studiare. Si laurea in medicina nel 1953 presentando una tesi sulle allergie, ne andava della sua vita. Nei suoi diari ha lasciato molte informazioni sulla sua malattia, su quanto lo facesse soffrire, sulle sue crisi e sulle medicine che usava. Un viaggio in moto attraverso il continente sudamericano aveva però già mutato la sua vita. La sua scelta della rivoluzione armata si può spiegare con la storia dei paesi sudamericani, con il sogno del socialismo reale, con l’amicizia di Fidel. Quando prende le difese del popolo boliviano è già El Che per via di quell’intercalare tipico argentino, come noi diciamo “né Simona, né Francesco…”, gli argentini usano dire chè, ”chè Pablo, chè Ernesto…”Ernesto Guevara detto El Chè, muore assassinato, come Gandhi. Ci sarebbe molto da discutere, l’India non è la Bolivia, però l’operazione Mato Grosso è uguale alla campagna umanitaria che da anni porta avanti lo scrittore Dominique Lapierre a Calcutta e dintorni. Noi popoli ricchi, stiamone fuori. Mandiamo qualche missionario, ma non facciamo delle scelte decisive per saldare il debito del terzo mondo. Del resto noi siamo nati in Europa, cosa c’entriamo. Noi berlusconiamo, privatizziamo, produciamo armi, partecipiamo a nostro modo, siamo solidali con gli Usa, il capitalismo in fondo ha le sue esigenze, certe regole del gioco vanno rispettate.
“Pace in terra agli uomini di buona volontà”, l’abbiamo sentito dire in castellano la domenica di Natale a Messa nella cittadina di Campana. Anche lì, in un angolo della chiesa era nato un bambinello.
Perché dunque i bambini devono pagare per le colpe dei potenti della terra?E per quale Dio dobbiamo fare la pace?E’ più Dio quello dei Palestinesi o quello degli Israeliani?Quello Americano o quello Indiano?Qual è il vero Dio che s’è fatto uomo per salvarci?

“La vera Argentina è nell’interno e cioè sono i milioni di ettari popolati soltanto da vacche e cavalli. E’ questo il paese che incontrarono i primi colonizzatori. Ed è il Gaucho il principe della Pampa. che “imparò la via delle stelle/le usanze del vento e dell’uccello/le profezie dei mari del sud/e della clonata luna…”
El Martin Fierro, il libro tradizionale argentino, scritto da un tale J:Hernandez intorno al 1850 è una lunga ballata in poesia delle tristi vicende del gaucho Martin Fierro e della sua famiglia.
Il tipico gaucho argentino è esempre raffigurato con la chitarra in mano;il gaucho balla il tango ed in esso esprime il suo animo passionale, la sua malinconica dolcezza.
Tocar la chitarra e tomar mate erano i momenti felici della sua esistenza.
La tradizione del tomar mate risale agli indiani Guaranì:il mate è un piccolo recipiente di terracotta o di zucca oppure di corno di bue in cui viene messa l’erba mate, prodotta nel nord dell’Argentina. All’erba si aggiunge acqua bollente e si fa il giro bevendo da una cannuccia o bombilla. Ha un sapore amarognolo ed è un po’ difficile abituarsi alla tradizione di tomar mate ad ogni ora del giorno. Forse questa tradizione ha qualche similitudine con la grolla della Valle d’Aosta o con il calumet della pace."

Anche quest’anno siamo ritornati in Italia con l’intenzione di tomar mate al posto del caffè. Ma è durato poco, non l’abbiamo nel sangue. Il mate in alluminio con l’interno in cocco e la sua bella bombilla mi guardano sempre dalla mensola della cucina. Stanno lì per ricordarmi L’Argentina ed il suo grande fascino. Anche i sacchetti di mate che ci ha dato Franca, uno persino di “mate gusto caffè”(lei già prevedeva…)sono dentro l’armadietto delle scatolette, ora che si avvicina l’inverno potremmo fare un altro tentativo…

“Imboccando una delle tante strade in terra battuta che portano in pieno campo, puoi vedere ancora gauchos vestiti alla vecchia maniera tradizionale :i pantaloni sono un largo pezzo di stoffa rivoltato in modo da fare da calzoni, fermati a sbuffo negli stivali di pelle di cavallo. La cintura è un nastro colorato in varie tinte e sopra ce n’è un’altra di cuoio decorata con monete d’argento. Dietro spunta l’indispensabile coltello con il manico in cuoio e magari fodero in argento e rame. La bella camicia bianca, con le maniche larghe spicca sotto un bolerino di stoffa. Sopra a tutto c’è il poncho su cui si potrebbe scrivere un libro a parte; infatti questo indumento ha una sua storia molto interessante che riguarda la lavorazione della lana, i colori ed i disegni molto simbolici.Il poncho non è soltanto un mantello per il gaucho, ma anche tavolo per giocare a truco,, coperta per il suo cavallo e giaciglio su cui riposare.
Infine il cappello, rotondo e piatto, fermato al collo con un nastro.
Il mezzo di trasporto è stato ed è ancora il cavallo. La sella è di cuoio così come tutta l’attrezzatura per cavalcare. Molti sono gli artigiani che si dedicano alla produzione di tutti quegli utensili necessari alla vita gauchesca. Roberto ci porta a visitare un allevamento di cavalli da corsa e seguiamo le attività per l’intera giornata attraversando magnifici campi coltivati a lino. il cui colore si mischia con quello del cielo.
In Argentina l’ambiente naturale si può dire intatto. Nei grandi fiumi, grandi come mari, puoi pescare grandi pesci che risalgono dall’Oceano. Un giorno ci inoltriamo nel fiume con una lancia insieme a Roberto in un paesaggio ancora vergine. Peschiamo tutto il giorno. Io dei bellissimi terrificanti pirana. Lui e Giò certi grossi pesci dette boghe che cucineremo poi alla griglia.
Alte e verdissime piante di ceibo illuminano con i loro rossi fiori le rive del fiume. Uccelli di ogni tipo volano fra le chiome di alberi mai visti. In particolare un uccello molto comune qui detto “ornero”il cui nido è un cunicolo al fondo del quale c’è la culla per i piccoli. Nel fiume ci sono le lontre ed i tapiri. Forse nascosto c’è qualche armadillo. 
Facciamo la conoscenza dei quis, grossi topi di campagna che mai si sogneranno di stabilirsi dal loro cugino di città anche se quest’ultimo vive nella cantina di un ricco bottegaio…
Grossi lucertoloni, parenti stretti dei coccodrilli, i lagarti, ci tagliano la strada, mettendoci una gran paura.
Lepri, pernici, tacchini volanti…dinosauri, si, lo ha scritto anche Chatwuin, là in Patagonia, si, quello era solo un resto fossile, però è possibile, si, credo che sia possibile in questa meravigliosa terra scoprire qualche strana magia."

Percorriamo più di duecento chilometri con negli occhi solo terra e vacche e sopra di noi quel cielo troppo azzurro e troppo basso, un cielo sconvolgente e che si lascia accarezzare. Nella pampa sperimentiamo una grande sensazione di libertà, come in cima ad una vetta. ”Grande”, questo è uno degli aggettivi che più si addicono all’Argentina. ”Grande” e “lontano”:come ha detto un filosofo argentino, nella pampa tutto vive di lontananza e dalla lontananza. Quasi nessuno è dov’è, ma molto più avanti dell’orizzonte di sé stesso. Ognuno vive grazie alle sue illusioni, come se fossero realtà ed è questo il maggiore tratto dell’essere argentino:essere promessa. Scrivo questo mentre oggi, dicembre 2001, l’Argentina è sprofondata nel baratro. La gente è insorta perché il governo a bloccato i conti in banca della gente(il corralito). La dollarizzazione e cioè l’eguaglianza che ormai vige da dieci anni fra peso e dollaro, ha creato un indebitamento enorme, ormai impossibile da saldare. L’Argentina è stata quasi tutta venduta, la stessa compagnia aerea con cui siamo arrivati, Aerolineas Argentinas, è ora proprietà privata. Il campionato di calcio è stato sospeso per mancanza di soldi. Una grande nazione con enormi ricchezze di ogni tipo è costretta in ginocchio perché in cinquant’anni i suoi governanti hanno fatto solo il loro interesse senza preoccuparsi del popolo argentino. Provo un forte dolore sentendo i radio giornali di questi giorni. E la vigilia di Natale.
L’anno scorso eravamo riuniti in casa di Franca. Franca dalle mani d’oro. Lei è insegnante di disegno ed è una persona molto creativa e sensibile. Mi porta in un atelier di “pittura” dove c’è una signora molto carina che vende belle arti insieme ad oggetti artigianali artistici di vario tipo. Il posto si chiana Monna Lisa, mi emoziono non poco e compro alcuni oggetti di legno decorato. Franca mi regala una scatola di “pasta di porcellana fredda”che userò molto per fare alcune riparazioni di ceramica ;è un prodotto interessante, in Italia non c’è. Franca è molto precisa, pittura su stoffa creando dei veri capolavori. Diciamo che in lei la vena artistica non è dispersiva come nel mio caso. Nei suoi confronti io sono “la strega pasticcia”. Stando qui avrei molto da imparare.
In questi giorni ci siamo sentite per telefono. Mi racconta della protesta con le pentole a Buenos Aires, il caserolazo, mi dice che è contenta ora che i suoi figli sono lì con lei e che teme per il futuro, non si sa come andrà a finire.
La vera soluzione per L’Argentina sarebbe buttar fuori tutti i latifondisti, riappropriarsi dei propri territori, ricostituire una nazione governata da gente non corrotta e che vuole il bene di questa nazione davvero meravigliosa. Gli argentini hanno tutte le ragioni per protestare perché qui è stato fatto il peggio di tutto. Forse quella generazione che è scomparsa ora sarebbe al potere in una situazione ben diversa.

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