Non ricordo se a questo punto riprendiamo la via passando dall’Avenida de Mayo, se ripercorriamo la 9 de Julio davanti all’Obelisco, se passiamo di nuovo davanti al teatro Colòn. In realtà è la mia mente che fa percorsi stravaganti, veramente vorrei una sosta al Caffè Tortoni dove si sedettero Borges, Garcia Lorca, Pirandello oppure vorrei visitare l’operoso formicaio nel sottosuolo del teatro Colon, fabbrica incessante di scenografie, costumi e chissà che altro. Anche Giò vorrebbe incontrare uno dei tanti disegnatori di fumetti argentini, un nome per tutti, Altuna o qualcuno della vecchia guardia, Quino, Mordillo, Copi.
A Buenos Aires è d’obbligo sognare, come fanno tutti gli argentini, illudersi che sei lì, invece sei là, perché la realtà potrebbe essere diversa. “La vita non è un fumetto, baby”, però ogni singola vita è una bella avventura...
Andiamo a mangiare in un fastfood ed è come a Milano o a Bergamo. Ci sono gruppi di maestre che fanno la festa di fine anno, per loro sono iniziate le vacanze estive. Ci sono impiegati con la ventiquattr’ore, ragazze che mangiano bistecca ed insalata e qualcuno la pizza. Sul nostro tavolo troneggiano le CocaCola.
“Buenos Aires, come le altre città argentine, è divisa in quadre di terra, di cento metri per cento metri così le strade s’intersecano a 90°:sorvolandola in aereo è una spettacolare scacchiera i cui quadrati sono verdi e grigi. All’estrema periferia ci sono le caratteristiche bidonville sudamericane con le case basse ed i tetti di lamiera, un solo locale per viverci e dormire. Sui tetti comunque c’è l’antenna della televisione.In questi quartieri, le strade sono di fango con tantissimi bambini e ragazzi che giocano a cicche o a pallone.
Los barrios del ceto medio hanno le case sempre a pian terreno, ma con il tetto di cemento.Inoltre hanno il patio, cioè il giardino con la parrilla che è la griglia per cucinare l’asado, tipico cibo argentino a base di carne di manzo e di maiale alla griglia.
Il centro di Buenos Aires è soprattutto commerciale:grandi negozi carissimi ed inaccessibili alla gente comune, un’infinità di banche, enormi cartelloni pubblicitari, centinaia di taxi gialli e neri e poche auto private.
Coloratissimi e molto suggestivi sono los colectivos, i pullman colorati e con le portiere sempre aperte, il mezzo più amato dal popolo argentino. Esiste anche un metrò, quello ancora degli inglesi, con le carrozze da farwest.
Florida, Lavalle, San Martin, sono le strade cuore della capitale. Qui i bambini ti lucidano le scarpe per diecimila pesos, (circa 400 lire). La vita è frenetica in tutte le ore del giorno e della notte.”