Ripercorrendo in questa fine millennio le strade di Buenos Aires, abbiamo trovato tutto molto uguale, come stuccato, Soltanto i collectivos sono stati sostituiti da pullman più moderni e ci sono meno taxi.
Lungo la Costanera, ai bordi del Rio della Plata che è come un mare marrone e ci vedi in lontananza girare le petroliere, i choripan cucinano nei loro baracchini pane e salsiccia e c’è anche qualche pizzaiolo ambulante.
“La classe media si può dire scomparsa con l’enorme svalutazione del peso. Il 17 novembre 1982 un dollaro veniva quotato 40.000 pesos al mercato ufficiale e 70000 al mercato nero. Lo stipendio di un peon, un operaio semplice, è di tremilioni di pesos, vale a dire novantamila lire al mese. Stipendio da fame se consideriamo l’alto costo della vita. La crisi si è accentuata nel 1982 con la guerra per le isole Malvine “que fueron, son y seran argentinas”. Gli argentini sono fortemente nazionalisti tanto da non capire che la giunta militare, con questa storia delle Malvine, li sta portando alla rovina. Del resto i militari speravano di coronare il loro disastroso governo con una bella vittoria militare sugli inglesi. In Florida, una delle vie del centro, potevi visitare una squallida mostra dedicata alla guerra:resti di divise militari, medaglie di generali, fotografie di navi…insomma tutti i resti di un’illusione fatale per un popolo che non aveva certo bisogno d’una simile tragedia. Questa guerra ha fatto giovani morti, mandati allo sbaraglio con un equipaggiamento di fortuna, in un freddo polare…”