Si, Buenos Aires è un’immensa metropoli e la sua Piazza di Maggio in onore dell’Indipendenza Argentina è sempre occupata da gente che deve protestare per qualcosa davanti alla Casa Rosada. Ci sono perennemente cartelli con visi di persone scomparse ed anche delle tende per dormire la notte. Alle donne della Piazza di Maggio, si sono affiancate le nonne della Piazza di Maggio perché oggi compaiono molti figli dei desaparecidos. E’stata annullata una generazione, c’è un buco e dal buco sono usciti dei bambini che hanno gli stessi occhi e gli stessi sorrisi dei loro genitori ragazzi spariti nel nulla.
Da qualche parte c’è stato un Garage Olimpo, forse in una di queste vie, dove passiamo con il pulmino dove tutti i posti sono occupati:oltre l’autista dai lineamenti sagnoli, Franca, Sergio, Federico, io e Giò, Marta, Cecilia, Adriana. Franca ha avuto una bella idea, così non perdiamo tempo su e giù con il passeggino di Federico e ci fermiamo dove vogliamo.
Attraversiamo in lungo ed in largo la città. Scendiamo in alcuni punti che ci piacciono. La Boca è il luogo che più mi attira, ma la realtà è abbastanza triste. Si, le chapas sono simpatiche in quei vivaci colori blue, giallo, rosso, ma sono case di persone e sono in lamiera e dentro intravedi situazioni di disagio, molti letti in una stanza, la bicicletta sopra un mini balcone, merce ammucchiata. Lungo il Caminito espone qualche pittore ed alcuni fotografi. Niente di speciale. Acquarellini un po’ slavati e tele un po’ false. Forse non è il giorno giusto. Un fotografo in fondo alla via attira la nostra attenzione, è il più bravo, gli compriamo una foto di un lampione che si specchia in una pozzanghera con lo sfondo delle lamiere colorate.
Alla Boca anche le case in muratura sono un po’ sopraelevate perché, ci spiegano, quando piove molto si allaga tutto, infatti qui è praticamente la foce e cioè la boca del rio della Plata. Qui sbarcarono anche gli emigranti italiani. In un angolo c’è una ballerina di Tango che accompagna il suo compagno che suona la fisarmonica, il bandoneon. Ballano sulle musiche di Astor Piazzola. Franca dice che questo è un quartiere di poveracci, oggi soprattutto cinesi, mentre una volta erano tutti genovesi. Io non scatto nessuna fotografia, è Giò che ha la vecchia Olimpo che in Argentina c’è già stata. Io ho soltanto la mia stylo blue..
Cecilia vuole comprare la maglietta di Maradona. Questo è il suo quartiere, qui ha tirato i primi calci al pallone. Arriviamo allo Stadio del Boca dove si susseguono gli altarini al grande eroe calciatore, simbolo del riscatto popolare. Anche Federico avrà la palla del Boca e la divisa del Quilmes da Sergio che lo farà felice.
Riprendiamo la strada, arriviamo a Puerto Manero, molto ben ristrutturato. Qui è ormeggiata una nave di Greenpeace. Ci guardiamo intorno. L’atmosfera è molto francese, come in tutta Buenos Aires del resto. Sono soprattutto i platani in certi quartieri a darle questo profumo europeo, anche se molte piante caratteristiche di qui sono state importate dalla foresta tropicale e si chiamano Ombù, Tipa, Jacarandà, Palo Borracho, Ceibo, Lapacho.
Arriviamo nel quartiere Palermo dove Sergio che studia architettura, divide un monolocale con sua sorella Vanina che è medico dietologo in un ospedale popolare. Il posto è molto carino, mi ha ricordato il primo appartamento di Henri a Marsiglia con quella vetrata in fondo che dà sulla via. Anche il quartiere è simpatico:fruttivendoli, panettieri, negozi vari, ristoranti e parco giochi. Buenos Aires è così, una grande contraddizione di enormi palazzi e di quartieri dove la gente si ritrova alla sera bere il mate ed a giocare alle carte.
Girovaghiamo un po’ sul computer di Sergio, ci scambiamo la casella di posta. Lui ci mostra i suoi modellini architettonici, una biblioteca, un miniappartamento, molto belli, fanno parte delle sue discussioni d’esame, sarà un futuro architetto portegno come Benedit, Testa, Puppo, di cui ho visitato le case…in una bella rivista di architettura.
Nell’aria aleggia il profumo di cera d’api del presepio in statuette di cera gialla che abbiamo regalato a Vanina.