Nell’altro mondo
per capire molto di più
e per riempire l’anima d’emozioni.
Perché c’è un bisogno
di viaggio e conoscenza,
di sfida e diversità
di confronto,
mentre qui spesso
c’è odore di chiuso.

Noi insieme
con quest’aria
che muove le foglie,
con quest’aria
che muove la vita
e gli abiti che danzano.




I Lagarti marroni
come agili lucertole
fra i vasi di terracotta,
gli occhi dei salici
come sguardi di betulle

perché questo è il nostro tempo
verde d’ogni verde.




La pioggia punge la terra
ed entra nel fiume
trafiggendolo.
Il rio Paranà
è troppo grande
se esce dal suo letto
travolgerà anche noi.
Stiamo sospesi
nell’umidità del mondo.
Il fiume scorre marrone
verso un mare blu.
Rimaniamo distesi
ed attendiamo.
Il fiume scorre rumoroso
ed è come un mare.
La petroliera avanza
mostro d’acqua
che appena ci passa
sotto il ponte di Zarate.





 Ceibo 
fiori rossi come creste di gallo fra il verde delle foglie,
inno nazionale argentino che gli uccelli cantano sui fiumi.


 

Questo viaggio racconto
ed il vuoto intorno all’aereo
lassù in alto
accanto alla luna.
Questo viaggio incontro
ed i nostri bambini
seduti qui.
Questo viaggio nostro
verso il sole
per mano alla luna.




La luce ha grandi possibilità
anche fra le ciminiere
di cemento e d’acciaio.
Il cielo è tutto dipinto
è bello d’azzurri
e bisogna fargli festa
ammirarlo ed amarlo.
Quello argentino di più
perché è come più basso
e lo puoi accarezzare.




Campana Satelital

campana1Campana2Campana3

Siderca-Dalmine, Città di Campana.





Jacaranda Flor Jacarandà Jacaranda
Jacaranda Movimento

Palissandro dai fiori lillazzurri.
Per vederlo fiorito dovevo venire in ottobre, per il mio compleanno.

Me ne regaleranno un ramo, quando tornerò a raccoglierne le foglie,
lamine di bronzo sulla terra d’argento.




Porto i regali
dentro un fagotto
appeso al becco
del mio corpo cicogna.
Li porto
di là dall’Oceano
a della gente buona
che è partita tempo fa
in cerca di lavoro.
Ho visto il nido
sopra il tetto della casa
ho visto il nido
ed i suoi abitanti.




Gli Indiani Guaranì
hanno inciso disegni geometrici
sopra le pietre e sulla terra.
Gli Indiani Guaranì
“tomaron mate”
come noi oggi qui
nella bella casa
Argentina.




Così immensi gli eucalipti
i primi a toccare il cielo
a “tocar el cielo”
in questo campo di cavalli bianchi
e pezzati
e marroni
e grigi.
Il vento agita le code
e s’intrufola fra le chiome
marroni e verdi.
Il vento non distingue
animali e piante
e non si può prendere con le mani.
Il vento fugge, rincorre
scompiglia e gioca a nascondino
fra i cespugli ed i salici
fra le criniere e le code.
Il vento è la musica del cielo.




L’autista è uno spagnolo
con i capelli lucidi
d’un nero inferno.
Ci porta nella Capital Federal
dove il Rio
è largo duecento chilometri
ed i choripan
fanno il fuoco sui marciapiedi.
Tira una buona aria
nonostante l’odore di salsiccia
tira una Buona Aria
qui a Buenos Aires.
La Casa Rosada
l’avrei dipinta un po’ meno intensa
e cambierei decisamente la divisa
a quei militari col manganello.
In alcuni quartieri
ascolto i platani
conversare in francese
con i passeri ed i colibrì.




Lapacho Lapacho Lapacho
albero della foresta divenuto albero di città
come il topo di campagna che ha deciso di restare.




L’amicizia
è più dell’amore
L’amicizia
dona sempre
ed è come un sole
che scalda.
L’amicizia
fora le montagne
e cavalca le onde degli Oceani.
L’amicizia
trasforma un pezzo di legno
in un vaso o in uno sgabello.
L’amicizia
non si preoccupa di piacere.
L’amicizia è e basta.




Roberto lavora il legno.
Ha costruito i tavoli e le sedie
del ristorante dell’amico Pedro
e crea oggetti a forma di vaso
o degli sgabelli
su cui ti siedi come a cavallo.
Lui è argentino
ma è anche italiano
per come ama le cose e la gente.




Nell’altro mondo ho portato
anche quei pensieri sempre fluttuanti.
Alcuni splendidi di visi e carezze
in forma d’amore.
Altri molto tristi
di disaccordi e incomprensioni
senza forma.
Li ho portati in cielo
a undicimila metri
e dentro le onde
dell’Oceano Atlantico.
Sono dentro di me
nella mia anima bianca.




Perché ci deve essere Dio.
C’è anche di là
Dio.
Ha il muso d’un guerriero
precolombiano argentino.
Nella mano destra
tiene delle frecce
perché sarà lui a difendermi
da chi non crede nell’arte.
Nella sinistra
ha una testa umana
con un solo occhio
ed un becco al posto della bocca.




I delfini ci mandano sorrisi
dai loro denti grigio perla
e si apre un buco sulla loro testa
da dove esce ed entra la vita.
Guizzano e si tuffano
nuotano e s’alzano
C’è anche un beluga bianco.
Fan sognare le mille e una notte
o le ventimila leghe sotto i mari.




Sopra i tronchi
piccoli e contorti
stanno seduti gli gnomi
cercatori d’oro e diamanti.
Hanno visi strani
gambe lunghe e muscolose
e calzari a punta.
Abitano i boschi di Bariloche
e più giù nella Patagonia
vive una stirpe di gnomi maghi.
Curano con le erbe gli animali terrestri
e la loro regina
è bella ed ha occhi
di castagna e capelli
di seta lucidi e neri.
Il suo nome è Viki
ed è a lei che dedicano
le loro danze ed i loro canti.




L’aereo corre
come uno pterosauro
e prende il volo
fendendo la notte.
Le sue enormi ali
danzano sulla città
e Buenos Aires appare
un’immensa scacchiera
colorata e scintillante.
Là, là quella luce laggiù
c’è una festa di ragazzi
c’è Maria Cecilia
e vedo anche Eduardo.
Ballano la cumbia e ridono
della vita e del mondo.

Là, laggiù al teatro Colòn
stasera danno la Traviata
il tenore è argentino
e fra gli attori c’è Antonio Marquez
il ballerino di flamenco.

Mi piace molto
ascoltare la musica
osservare ballare,
mi piace molto fantasticare.
(come una vera “pataduras”)




Palo Borracho
Palo borracho
Palo Borracho 1Palo Borracho 2Palo Borracho 4
esuberante come una ballerina di tango
vestita di rosa sopra un tronco spinoso.




A Mar del Plata
le nuvole sopra il porto
prendono il colore arancio
dei pescherecci
dai nomi napoletani.
I leoni marini
saltano sulle barche
incredibilmente agili
reclamando
la loro parte di pescado.
Qui è come un ricovero
di foche e lupi di mare.
Al ristorante Santa Rita
mangiamo per due sere
il pesce dell’oceano
e beviamo San Felipe
vino di Mendoza.




Il liutaio Stelio Maglia
emigrò anche lui
negli anni cinquanta
povero in canna.
Era nato di maggio
il venticinque del 1925.
Diplomato allo Stradivari di Cremona
siamo nel 1946, appena finita la guerra,
un altro che sognava La Merica.
Cercò fortuna a Buenos Aires
e visse riparando violini
nelle viscere del teatro Colòn.
Forse lucidò
il violino di Toscanini
e forse sposò una ballerina
poi vissero in una soffitta
ed ebbero due figli musicisti…

Potrebbe iniziare da qui
il mio romanzo storico…




Danilo partì sopra una grande nave
ed era marinaio reduce di guerra.
Partì con un sassofono d’argento
e suonò per due mesi
ai signori della prima classe.
Quando scese a Buenos Aires
gli rubarono il portafogli
e da lì cominciò la sua avventura.
La Gina lo raggiunse
anche lei un viaggio
di due mesi di mare a star male.
Finalmente s’incontrarono.
Vissero un po’ di anni sull’isola
dentro la foresta sconosciuta.
Anche i genitori di Danilo
vollero partire e non rividero mai più l’Italia.
Sono sepolti a Campana
e Danilo ci farà un affresco
nella nuova cappella.




Nel campo c’erano i cavalli
almeno dieci
che bloccavano la via.
Dove vanno
questi gringos de mierda
lasciamoli passare.
Ma nel campo c’erano altri cavalli
almeno trenta
che bloccavano la via.
Dove vanno
questi gringos de mierda
non lasciamoli passare.
Andare o tornare
e andare come
se ci sono trenta cavalli
e tornare come
se ci sono venti cavalli.
Nel campo c’erano i cavalli
che sono tra gli animali
più belli della terra.




Seduti intorno ad un tavolo
d’un bel legno scuro
ascoltiamo una fisarmonica antica
che accompagna una chitarra classica.
La giovane ragazza si agita
nel tango del suo abito rosso
ed il suo anziano cavaliere
batte i tacchi sulla pedana.
E’ un andamento triste
e l’atmosfera è trasparente
e verde.
Ad un tratto un piccolo gaucho,
Dylan di cinque anni,
si esibisce in un numero
con le boleadoras.
La sala si riempie di sorrisi.

Centinaia di cocoritas
fanno il nido fra gli alberi
che hanno le cime mozzate dal vento.
Io adoro il vento.




Ombu 1
Ombu 2
Ombù
erba gigante e solitaria della Pampa.
Ombù
larga rotonda chioma
sopra un fusto che è come un piedestallo
dalla radice scolpita.
Ombù
baobab del sudamerica.




Fibbie d’argento
su cinture di monete,
stivali di cuoio
sopra selle di pelo

Dora e Dargento
cavalli nel vento
regine di cuori
re di denari

romantiche lune
odorate di miele
che vegliano le notti
fra questi cari amici

pizza a la pietra
empanadas de choclo
queso con dulce
e dulce de leche

un anellino d’argento
a forma di fiore
come pegno di terra
come pegno d’amore

sei troppo” linda”, Argentina
per non portarti nel cuore!




I palloncini colorati
spiccano il volo
nel bosco di Pinamar.
c’è profumo di asado
e la gente si riposa nel verde
sotto il cielo fatato turchino.

Mentre sulla parrilla
si cuoce il pranzo, io scrivo
e penso che se fosse possibile
reincarnarsi animale o pianta
sceglierei quell’eucalipto laggiù
così largo e maestoso
come la nazione Argentina.

Que dia es hoy?
Hoy es jueves cinco de enero.

L’aria calda dell’aeroporto Ezeiza
e le molte persone in attesa
anche un cane
ed una canoa ed un windsurf
un nene di nome Federico
una hostes argentina
un pilota moro
e molti muchas gracias
hasta luego senior
senora senoritas
el nene quiere dormir?

L’ultimo giorno lavorativo
dell’anno che sta per andarsene
nel caldo affascinante dicembre
di questa parte della terra,
ecco, nel pomeriggio,
piovere papelitos bianchi:
escono dalle finestre degli uffici
dei palazzi dei grattacieli
una pioggia di carte cartine
che volano nell’aria
per coprire Buenos Aires di bianco.
Ho pensato che è per invidia
che Natale senza la candida neve
che Natale è?
I papelitos coprono le strade
le fanno bianche
ed una lieve brezza li disperde qua e là
ogni albero ha un pezzettino attaccato
di carta che si confonde fra le foglie,
e domani qualcuno penserà
a spazzare le strade
perché domani è il primo dell’anno
del nuovo millennio
e non si sa cosa accadrà.




Nunca mas.
L’abisso dei desaparecidos.
Buenos Aires come Auschwitz.




Tipha Disegno Tipha Tipha Foto
alta, leggera, svolazzante nel cielo d’argento,
gialla, solare, fiorita d’estate
a fianco delle strade
e sui fianchi delle donne.




Franca Adriana Marcella
insegnano in un barrio popular
parlano ai bambini indios
li fanno disegnare
scrivere contare,
li fanno cantare
ballare.
I bambini non hanno nulla.
sono in tanti
fratelli sorelle cugini
vanno a scuola con mezza matita
e neppure un foglio.
I miei pastelli Caran d’Ache da ottanta
ci fanno una brutta figura
qui in mezzo alle mosche ed alla polvere. 
Chatwuin ha scritto belle parole
sull’Argentina e la Patagonia.
Anch’io amo questa natura
a perdita d’occhio.
Si, tornerò
perché devo ancora crescere
sono troppo piccola
oggi
per abitare spazi così grandi.
Signore Argentino
aiutami ad allargarmi
a vedere più in là dei miei piedi,
patas gones, piedi grandi
piedi che camminano sulle acque
e non temono il diverso.




La Gina sta cucinando
uno dei suoi fantastici pranzetti
e fra un impasto per i “fidelin”
e un ragù di carne,
aspetta la mia telefonata
perché sa che fra cinque minuti chiamerò.
Franca è ritornata dal Brasile
Roberto è a Mar del Plata
ma piove e fa bufera.
La voce della zia è qui vicino
di là dal mare
vedo gli spazi della sua casa
ed il tempo che scorre
vedo i suoi occhi chiari
sento la sua vicinanza
mentre rincorre Danilo
che sta suonando il clarinetto
ed ha paura di morire
perché molto ha ancora
da inventare e da creare,
è troppo poco è il tempo
per realizzare l’impossibile.

Ecco Adriana che scopa il patio
ed il cielo argentino
le accarezza i capelli.