2016 Un signore vecchio style

Ogni giorno, alla solita ora, loro due, cugino e cugina si recavano a quella precisa fermata della metropolitana: il treno superveloce, dopo aver attraversato la città sotto terra, proprio lì, saliva in superficie. Accadeva ormai da molti mesi, ogni giorno, alla solita ora, i due bambini arrivavano e si sedevano ad aspettare volgendo lo sguardo dalla parte dove il treno sarebbe giunto. Senza parlare e senza tenersi per mano, attendevano. Il treno come un lampo arrivava puntualissimo arrestandosi stridendo sulle rotaie di funi elettriche. I bambini allora si alzavano e controllavano le persone che scendevano una per una, sgattaiolando di qui e di là come due volpacchiotti a caccia della preda. Ma chi sarebbe dovuto arrivare non arrivava mai. Poi un pomeriggio il cugino disse alla cugina che non sarebbe più andato ad aspettare, che tanto non sarebbe mai arrivata quella persona che speravano d' incontrare. Lei gli rispose che no, bisognava avere pazienza, che un giorno, un giorno... Per molti mesi ancora lei andò da sola. "Ci vai sempre in stazione?" le domandò una mattina il cugino. "Sì, certamente, ma ho la sensazione che se lui arrivasse e non ti vedesse, ci rimarrebbe male, quindi, ti prego, caro cugino, ricomincia ad accompagnarmi."

Il cugino faceva il burbero, lì per lì disse di no, poi, il pomeriggio ci ripensò e ricominciò ad accompagnare la cuginetta ad aspettare, là alla fermata della metro.

Era un giorno di primavera, pioveva. Era d'aprile, ma si sa, aprile apriletto, tutti giorni un goccetto: "Portiamo un ombrello soltanto, ci stiamo sotto tutti e due e poi vedrai che smette subito."

Così anche quel giovedì pomeriggio, puntuali apparvero i cugini e si misero a guardare dalla solita parte. Dopo poco una voce all'altoparlante dichiarò che il treno tal dei tali, proveniente da, eccetera, eccetera, sarebbe giunto con un'ora di ritardo. "Eh no, eh no, anche i ritardi ci tocca sopportare, andiamocene" sbottò arrabbiato il cugino. "Ma no, dai, se fosse proprio oggi il giorno dell'arrivo?" - ribadì la cugina. Così decisero di restare. E fecero davvero bene! Lo vide prima il cugino, un signore alto, brizzolato, si scorgevano solo gli occhi d'un lucente verde perché naso e bocca erano coperti da una sciarpa rossa. Vestiva un soprabito blu e come si erano immaginati li riconobbe subito ed il suo volto s'illuminò d'un radioso sorriso mentre andava loro incontro; nell'insieme si aveva l'impressione d'una persona estremamente solare ed amante della vita. (Così pensava la giornalista nascosta dietro l'angolo e che stava descrivendo la scena).

"Buongiorno bambini, felice d'incontrarvi. È molto che aspettate?" disse il signore

tossendo ed infilando una mano nella sua borsa: "Piove anche qui, ma ecco il mio ombrello, accidenti, sono anche raffreddato" e detto fatto estrasse dal suo bagaglio a mano un piccolo ombrello che aperto divenne invece un grande ombrello: "Sotto con me, bambini, ma dovrei dire ragazzi, siete molto alti, quanti anni avete?" "lo otto, lui dodici" rispose la cugina con voce tremolante; era troppo, troppo emozionata: la sua attesa era stata premiata! "Bene, ragazzi, dove mi portate?"

I due cugini, con il cuore che batteva a mille, stavolta si presero per mano e s'infilarono sotto l'ombrello insieme al tanto atteso signore. "Al parco, signore, la portiamo al parco."

"Ah benissimo aggiunse il signore - sono sicuro che presto smetterà di piovere e saremo allietatati da uno splendido sole e forse anche questo raffreddore mi passerà. Tengo la mia sciarpetta per non seminare virus di qui e di là quando starnutisco, etttccciiii!!"

I due giovincelli condussero l'uomo attraverso il viale alla fine del quale si apriva un luminoso parco di alberi all'apparenza centenari e dove, proprio in mezzo, si estendeva un notevole laghetto con tanto di ponticelli e porticcioli. Varcata la soglia del bel giardino, smise all'istante di piovere ed un sole giallarancio tamburellava già con i suoi raggi sopra un verdissimo prato, creando dei giochi di colore che incredibilmente mandavano anche dei suoni: davvero sorprendente. Ed il cugino chiese: "Lì, dentro la tua borsa, hai qualcosa che ci riguarda? Hai portato quello che ti abbiamo chiesto nella mail?"

"Certamente bambini - fece l'uomo - la vostra richiesta è più che legittima. Quindi, questo pianeta dove vivete è completamente tecnologico, sono davvero stupito per quello che mi avete raccontato. Anche questo parco ha in effetti un che di fantastico." "Caro Signore, deve capire che qui è tutto virtuale: alberi, anatre, barchette, cigni, uccelli, sono come esseri telecomandati. Qui al parco noi veniamo a giocare con i nostri amici quando ci stanchiamo di stare davanti alla tv, ma i nostri giochi non ci riguardano, cioè, voglio dire, non siamo coinvolti con il nostro corpo, è il gioco che si auto crea e noi partecipiamo con queste manopole - e così dicendo fece notare al signore le sue joysticks; in genere - continuò - giochiamo in gruppo, ma possiamo farlo anche da soli. Come ti abbiamo spiegato nella lettera, anche la scuola la frequentiamo in video conferenza e parliamo tra di noi attraverso lo smartphone 888, vedi, questo piccolo strumento, poi te lo facciamo provare, sa fare milioni di cose, anche difficili." Chiacchierando, arrivarono ad un vasto chiosco da cui si poteva ammirare il laghetto in tutta la sua irreale bellezza. Su alcune panchine lì intorno erano seduti molti altri bambini in attesa dell'evento. E l'evento era lì che stava accadendo. Erano stati avvisati dai cugini: lui era finalmente arrivato! Il signor Ricordo, questo era il nome del tanto atteso personaggio, si sentiva molto osservato. "Bambini, fate un cerchio intorno a me" - disse, guardandoli bene uno per uno e dando loro la mano mentre si presentavano con il proprio nome. E qui viene il bello: il sig. Ricordo spalancò la sua borsa: "Ecco bambini, ora leverò dalla mia borsa la meravigliosa cosa che mi avete chiesto di portarvi." Temporeggiava il sig. Ricordo, faceva finta di non trovare.

(Ma insomma, quanto ci vuole, si chiedeva la giornalista nascosta e ansiosa di prendere appunti.)

Ed eccola la cosa: un pacchetto di fogli di carta arrotolata legata con un elastico! E rivolgendosi ai cugini: "Questo pacchetto riguarda i vostri genitori, quest'altro i vostri nonni e questo i vostri bisnonni e questo i trisnonni: ogni pacchetto contiene scritti, lettere, fotografie. Quest'altra cosa invece è il vostro albero genealogico cioè vuol dire che ci sono tutti i nomi delle persone attaccate ai rami dell'albero fino a molte generazioni prima di voi". Ed il signore vecchio style si mise a distribuire pacchetti ricordo e libri-alberi a tutti i bambini presenti estraendoli magicamente dalla solita borsa. "Il nome scritto sopra ogni ramo del vostro albero è una persona che ha vissuto, vuol dire che ha sognato, sperato, amato; ogni nome che qui è solo scritto è stato un uomo o una donna in carne ed ossa di cui è doveroso avere un ricordo. Questa è la vostra storia, voi siete anche quello che loro sono stati."

E così i bambini cominciarono a fare una domanda dietro l'altra. Il sig. Ricordo ad ognuna rispondeva con molti particolari che lasciavano i ragazzini a bocca aperta. E la cosa incredibile è che di ogni bambino lì presente, il signor Ricordo poteva estrarre dalla sua borsa pacchetti di ricordi. "Ecco, per te, Alice e tu, Marco e tu, Andrea, e tu, Sofia, e tu, Agnese, e tu, Francesco..."

Muto, molto serio ed un po' appartato stava un bambino biondo con il volto coperto di lentiggini che non aveva ricevuto il proprio pacchetto di ricordi. Silvano, così si chiamava il bambino, era stato allevato in un orfanotrofio. Non aveva mai conosciuto i suoi genitori e tuttora viveva in un collegio. Il sig. Ricordo l'aveva lasciato per ultimo ed ora gli si avvicinava portando un pacchetto: "Ecco, Silvano, questo è il tuo pacchetto". Il bambino non credeva alle sue orecchie, sgranò gli occhi e mise il regalo sotto la sua giacchetta proprio vicino al suo cuore.

Un'altra bambina, Alice, si avvicinò al sig. Ricordo e gli disse che la sua mamma le aveva raccontato d'essere nata in una provetta perché un signore gentile aveva donato un semino per farla venire al mondo: lo voleva ringraziare perché aveva visto che nel pacco ricevuto c'erano notizie anche del suo papà che mai aveva conosciuto.

Il sig. Ricordo ci teneva un sacco a far contenti tutti i bambini che incontrava, forse perché leggeva spesso nei loro occhi una tristezza indefinita che lui in qualche modo si era prefisso di far scomparire.

"I nostri genitori non ci parlano mai del passato, per noi conta solo il presente ed il futuro, non sappiamo cos'è un cimitero dove tu dici che riposano queste persone che non ci sono più. Guardiamo molti film alla televisione, giochiamo con i video giochi, ma queste storie vere che ci stai raccontando sono più belle e ci fanno vibrare tutte le corde e diventiamo come una chitarra e ci viene voglia di cantare. Tu dici che questa signora che era la nostra bisnonna, amava molto gli animali ed aveva tre cani, parlaci

di lei, noi non possiamo tenere animali nella nostra casa. E poi dici che il nonno aiutava la nonna a fare i ravioli, ma cosa sono questi "ravioli" e perché dici che si sentiva il profumo del sugo nelle scale? Cos'è il sugo? Il mio papà dice sempre che quel che è stato è stato, chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato, ma cosa voglia dire io non l'ho mai capito. Però a me piacerebbe sapere quello che è stato, ma non leggerlo sul computer che sembra non vero. Vorrei che tu restassi con noi". Così disse la cugina che fino ad allora non aveva aperto bocca.

Il signor Ricordo iniziò i suoi racconti: la sua voce nasale faceva tenerezza, rispondeva ad ogni domanda e pareva ai bambini che quel che diceva prendesse vita. Poi, ad un tratto, il signore disse: "Tutte queste cose che racconto le potreste mettere nero su bianco, scriverle voglio dire, anche sul vostro computer, oppure come fanno ancora alcuni terrestri, sulla carta, potreste fare un libro della vostra storia e poi aggiungere le fotografie che troverete in questi pacchetti e magari di alcuni momenti che vi ho descritto e che vi hanno particolarmente colpito, potreste fare un dipinto." Il cugino disse: "Noi queste cose, libri, fotografie, dipinti non li abbiamo mai visti, ma ora capiamo che sono molto interessanti e capiamo ancora di più perché gli uomini antichi li hanno ideati: perché la vita di tutti ne ha bisogno, perché senza ricordi non c'è vita. I nostri tablet e computer sono come dei riassunti di plastica, ma che non ci parlano davvero delle persone fatte di sangue che scorre nelle vene". Ora capiva, capiva che attendere là alla fermata della metro era stata la cosa più bella che avesse finora fatto nella sua vita.

Il signore riprese: "Nonostante viviate in un mondo di celluloide, capite bene, bambini, che la storia del mondo è stata scritta da mani di carne che muovevano le loro dita di ossa impugnando qualcosa che lasciava delle tracce, prima sulla pietra, poi sulla carta. Il contatto non aveva intermediari: dalla propria anima, gli uomini che scrivevano facevano sgorgare le parole che andavano ad "incidere" la Storia.

Oggi voi avete un intermediario che si chiama tecnologia, ma non trovate che tenendo in mano un libro di carta o sentendo raccontare i vostri genitori o i vostri nonni di un passato che voi non avete vissuto, è come se lo viveste voi, di persona, con il vostro corpo, pelle, ossa, sangue, vene, cuore e mente?"

Questo disse il signor Ricordo e tutti i bambini pensarono ai propri genitori sempre stanchi perché troppo indaffarati ed ai loro nonni pensarono, laggiù, nella Vecchia Riserva: almeno i nonni bisognava andarli a trovare e farsi raccontare un bel po' di cose, vivere soltanto di presente era troppo limitato e non c'era futuro senza passato.

I cugini erano entusiasti: "Te l'avevo detto che sarebbe stato meraviglioso aspettare e tu che non volevi farlo. Con la tua fretta, tutto e subito, ma va là, a me questo mondo di ricordi di carta m'ispira assai. Dici che il sig. Ricordo resterà per un po' qui con noi?" Il cugino non voleva ammetterlo, ma era emozionato. Sentiva nascere dentro di sé qualcosa. Una specie di voglia di sapere e di toccare con mano, una verità importante che era amara, ma anche dolce, una cosa che lo faceva sentire unico, importante, ma

anche desideroso di partecipare le sue emozioni, condividerle con gli amici non solo a parole, ma facendo anche a pugni e coprendosi di parolacce, ridendo a crepapelle. Voglia di essere vivo, mentre fino ad allora gli sembrava d'essere stato di gomma. Tutti i bambini presero a pizzicarsi l'un l'altro e ridevano e si rotolavano nel prato. Il signor Ricordo si allontanò pian piano non senza aver apostrofato la giornalista: "Ehi tu, è inutile che continui a nasconderti, guarda che ti ho visto fin dal primo momento; mi raccomando scrivi le cose come stanno, senza travisare...anzi ti do io la conclusione del tuo articolo:

- sul pianeta Tecnica si viveva in superficie senza mai approfondire nulla; il passato e la morte erano tenuti ben lontano, ma un signore vecchio style non era d'accordo ed era convinto che le profondità dei bambini non avessero il fondo. Tornava in Terra da dove era venuto il sig. Ricordo, con la certezza d'aver acceso una scintilla di felicità dentro quelle piccole anime e la storia dell'umanità che sembrava essersi arenata, avrebbe ripreso il suo reale e vero corso, sarebbe ricominciata e di sicuro non sarebbe mai finita..."

Così fece scrivere alla giornalista il signore vecchio style e dopo un istante era già un puntino di memoria in fondo al viale.