2023 Chéri (Scerì)
Il Presepe a sbalzo sul balcone realizzato da nonna è davvero bello e lo si può ammirare dalla grande finestra della cucina. Anche a Scerì (Chèri, in francese, ma d’ora in poi lo scriverò come si legge) dicevo, anche a Scerì piace moltissimo, le lucine lo attirano e, durante le feste, la sua posizione preferita sarà fra i pastori e le pecorelle, sotto la grande cometa, di fronte alla capanna di legno che fu intagliata in un tronco da un amico di nonna. E sarà un super guardiano di statuine, attento a che i Re Magi non arrivino prima del previsto...
Scusate, ho dimenticato di dire che Scerì è il gatto di casa dei nonni, un tigrato di razza europea dal muso delicato e dall’espressione timida e riservata, sempre sul chi va là.
Nonna dice che Scerì ha avuto un trauma infantile, meglio dire gattile; abbandonato a sé stesso, si era rifugiato, aveva forse qualche mese, sul motore spento dell’auto di mio papà; il freddo pungente dell’inverno l’aveva spinto a trovare un posto al calduccio e quando papà sta per accendere di nuovo l’auto per andare al lavoro, sente un miagolio insistente e trova il micetto terrorizzato, lo prende in braccio per consolarlo, quindi lo porta in casa. Noi, io e mio fratello che ci siamo appena alzati, gli facciamo subito posto sul divano preparandogli anche una ciotolina con il latte tiepido; lui continua a tremare ed a sussultare e non vuole mangiare.
Vediamo la nostra mamma con le mani sui fianchi, piantata fra la porta della cucina ed il salotto: “ebbene? Cos’è questa novità? Abbiamo già due cani in questo appartamento, anche un gatto ora?”.
Papà se la fila, è in ritardo, lo attendono al lavoro.
“Rifocilliamo questo animaletto e poi gli troviamo un’altra casa” aggiunge la mamma sorridendo mentre le scappa una carezza sulla testolina del nuovo intruso.
I cani di casa, due meticci di taglia media, assistono alla scena, pare la ricostruzione di una natività, io e mio fratello siamo Maria e Giuseppe, Sally e Freccia sono il bue e l’asino, Scerì è il bambinello e la mamma l’angelo custode perché lei ci protegge sempre ed ogni cosa che decide è per il nostro bene.
Così cominciò l’avventura del micio tigrato dagli occhi giallo verdi.
Per almeno una settimana il gatto rimase da noi, miagolava in continuazione, era sempre spaventato, ma almeno leccava il latte dalla sua ciotola.
Poi decidemmo, a malincuore, di donarlo ai nonni i quali avevano già fatto un tentativo di avere un gatto, miseramente fallito in quanto l’animale era affetto da non so quale malattia gattesca e in pochi giorni entrò nel Paradiso dei gatti che sta a fianco del Paradiso degli umani.
I nonni cominciarono a dire che non avevano più l’attrezzatura, lettiera ecc., ma noi, pronti, avevamo portato tutto, anche crocchette e ciotola, compreso il nome con il quale l’avrebbero chiamato: nostra mamma aveva deciso per Moncherì come il cioccolatino, abbreviato in Chéri. Nostra mamma ha sempre delle belle trovate! Anche a noi piacque molto il nome da lei scelto.
I nonni erano in partenza per un paio di giorni in montagna e quindi pensarono di condurlo con loro, ma in prova, neh!!!!
Il micetto, nel viaggio in auto, sembrò impazzire, ecco perché nonna si convinse del trauma infantile/gattile, probabilmente il gattino aveva viaggiato sul motore acceso nel breve tragitto che il papà fa dal lavoro a casa, altro che motore spento!
Nonna ebbe espressioni tipo che carino, com’è affettuoso, davvero sensibile, insomma, cominciava a capitolare; il nonno anche, raccontava storie di gatti di quando era bambino. Era buon segno. Lo avrebbero tenuto.
Ritornarono a casa e cominciarono la loro vita a tre, era molto tempo che stavano solo tu ed io, io e tu perché i figli erano tutti accasati e noi nipoti, io e mio fratello, andavamo a dormire da loro soltanto di venerdì.
La lettiera di Scerì, in primavera, da dentro casa fu sistemata sul balcone, dopo che il nonno ebbe realizzato uno sportello nella porta di modo che Scerì potesse andare e venire quando voleva. La cosa bella è che intorno alla casa dei nonni ci sono i tetti, una passeggiata ideale per il micio. Scerì si abituò presto alla sua nuova vita, benvoluto, stava però sempre sull’attenti ed ancora oggi che ormai ha quattro anni, si spaventa con niente, tipo, un rumore, la voce troppo alta o lo sbattere di una porta.
Nonna parla a Scerì come fosse un umano, cose da grandi gli racconta, pensieri, avvenimenti ed è convinta che il gatto vorrebbe risponderle, ma che gli manca la parola. Soltanto la parola!
“Beato te, vita da gatto, gli umani, sapessi, quanto sono strani!”
Oppure gli racconta dei cambiamenti climatici, ma dai, nonna, cosa vuoi che capisca Scerì!
Gli dice che diventerebbe matta se animali belli come lui si estinguessero.
“Nonna - le diciamo - al limite si estingueranno i ghepardi o i leopardi, ma un comune felino come il gatto, sempre ci sarà.” E lei: “comune, il mio Scerì?! Vorrete dire unico!”
Scerì guarda con i nonni il telegiornale su Arté in francese (la nonna dice che sono giornalisti asciutti e riferiscono le notizie che servono, senza fronzoli, pubblicità e veline); se nonna scrive, Scerì le sta accanto per non farle perdere l’ispirazione e se il nonno si addormenta sulla poltrona, Scerì gli si mette sulle gambe.
Quando decidono di andare a dormire, Scerì si fa un giretto sui tetti poi li raggiunge nella cestina in fondo al letto preparata dal nonno che, veramente, sembra anche lui un poco rin...gattito.
Nonna è molto attenta alla dieta di Scerì, trota, salmone, manzo, crocchette, scatolette di mousse o tortini. Nostra zia Marta che è veterinaria e vive in Senegal dice che è un gatto troppo viziato, ai suoi gatti, lei, da quello che passa il convento e preferisce nutrire bene i bambini che vanno a trovarli, i gatti, si devono accontentare.
“Che ragionamento - dice la nonna - non è la stessa cosa, certo che vorrei anch’io essere una nonna per questi bambini e nutrirli come si deve”. Così la nonna si incupisce, lei che avrebbe voluto essere Medico senza Frontiere.
Un giorno sento nonna che spiega a Scerì che il Comune ha deciso di abbattere il muro di fronte a casa con le piante rampicanti annesse, per farne parcheggi in un’area che, pare, sarà commerciale. Nonna si arrabbia sempre per niente nel senso che di fronte a certe situazioni vorrebbe intervenire, ma sa bene d’essere impotente ...così va il mondo!
“Per far posto ai motori, quelli che a me non piacciono, tagliano gli alberi dove a me piace arrampicare!” sembra confermare Scerì!
Nonna dice che è dura la vita del poeta e nonno le risponde di non ripetere sempre la solita solfa; per questo lei parla con il gatto, così può ripetere all’infinito quello che pensa.
Quando c’è stato il Covid i nonni avevano paura che il gatto fosse un veicolo per il virus, ma poi si sono informati e non c’entrava nulla, né gatti né cani, per fortuna, così hanno trascorso il lockdown loro tre insieme e si sono fatti compagnia.
Avere un gatto è bellissimo ed i nostri genitori ne hanno adottato uno anche per noi, l’abbiamo chiamato Cora, ha la coda come uno scoiattolo ed il muso selvatico e non si spaventa con niente.
La nostra famiglia è sempre più felice ed i nostri animali partecipano della nostra gioia di vivere insieme.
Ciao Cora, ciao Scerì, vi vogliamo bene.
