2022 Aamaal bambina coraggiosa
Aamaal quand’era una bambina di dieci anni, nel 2013, abitava con la sua famiglia ad Aleppo, città del nord della Siria. Il padre di Aamaal era titolare d’una fabbrica che esportava in tutto il mondo il famoso sapone d’Aleppo, quello a base d’olio d’oliva ed alloro le cui testimonianze archeologiche risalgono a 2500 anni A.C, a Babilonia; egli portava avanti con orgoglio la tradizione tramandata di padre in figlio. Purtroppo, dato che i bombardamenti sulla città, in seguito alla guerra civile, si erano fatti molto intensi, fu costretto a chiudere la sua azienda ed a scappare in Turchia insieme alla sua famiglia, previo pagamento di una discreta somma di denaro a certi trafficanti che s’occupavano di far oltrepassare il confine ai molti che scappavano dall’orrendo conflitto. Insieme alla moglie, ad Aamaal ed all’altro figlioletto, dopo qualche vicissitudine, finalmente furono al sicuro proprio pochi mesi prima che la Turchia costruisse anch’essa un muro anti rifugiati.
Che dispiacere per la famiglia siriana, lasciare il bell’appartamento che abitava proprio nel centro storico, nella bella piazza Saadallah- el-Jadiri! Soltanto una settimana dopo la loro fuga videro le immagini inviate loro sul cellulare da chi era rimasto in città, case, condomini e grattacieli completamente distrutti, macerie su macerie, morte e desolazione. La bella e storica città di Aleppo, patrimonio Unesco era diventata la Stalingrado della Siria.
Trasferiti momentaneamente nel campo profughi di Instambul, qualche tempo dopo trovarono un precario alloggio alla periferia della grande metropoli; qui, il padre di Aamaal, non volendo arruolarsi nell’esercito mercenario turco come molti suoi connazionali, si trovò da fare dei lavoretti saltuari mentre la madre si occupava del piccolo e dell’educazione scolastica di Aamaal. La bambina era brillante, aveva molte aspirazioni ed infondeva speranza a chi la incontrava proprio come significava il nome stesso di Aamaal; i genitori avrebbero voluto mandarla a scuola, ma la condizione di rifugiati impediva loro una vera integrazione nella società turca. Aamaal nonostante tutto, si applicava molto, sapeva leggere e scrivere oltre che in arabo anche in inglese perché la madre, insegnante di lettere, aveva studiato in un’università internazionale a Damasco. La vediamo, Aamaal, in una fotografia di allora, l’espressione dolce degli occhi scuri, il bel viso tondo incorniciato dall’hijab rosa, il foulard caratteristico delle donne musulmane. Aamaal aveva anche dimostrato, fin da piccola, una predisposizione per il disegno, stupiva i genitori con le sue immagini a matita che poi colorava con i pastelli, il suo tesoro, li temperava appena, aveva un tratto sottile per non consumarli.
I genitori di Aamaal erano comunque sempre preoccupati per il proprio futuro; in Siria non sarebbero tornati e, dopo molti ripensamenti, presero la decisione di trasferirsi in Europa, magari in Italia. Fortunatamente la famiglia aveva ancora del denaro prelevato prima della fuga da Aleppo ed era risaputo che per espatriare come clandestini ne sarebbe servito assai da consegnare ai trafficanti di esseri umani.
La piccola Aamaai sentì il piano progettato dal suo papà e cioè contattare certi marinai di barconi per oltrepassare il mare fino all’isola greca di Lesbo e da qui cercare di arrivare nella penisola ritenuta da tutti molto ospitale. La bambina aveva preso a disegnare l’immenso mare, le navi, ma soprattutto enormi pesci; quel giorno aveva appena terminato di colorare una balena che a mala pena c’era stata nel foglio ed ebbe la netta percezione di un richiamo proveniente dal blu che aveva dipinto intorno al grosso cetaceo; rimase interdetta a sentire che proprio da lì usciva una voce che le diceva. “Aamaal, non avere timore, io sono la balena parlante e voglio aiutarti”. Aamaal, pur molto perplessa, era tutta orecchi, non avrebbe saputo dire perché, ma quel grosso animale le infondeva fiducia e coraggio: “Ho ascoltato i tuoi genitori - proseguì la balena - conosco la vostra vicenda. So che una delle prossime notti sarete condotti su un barcone, durante la traversata io vi seguirò e ad un certo punto vi...inghiottirò.”
Aamaal, terrorizzata, ebbe solo un filo di voce per dire sì, mentre la balena continuò: “carissima, capisco, tu non mi conosci, ma io sono la balena che ha salvato Pinocchio e suo nonno Geppetto” e si mise a raccontare la storia di Collodi che tutti i bambini italiani conoscono, ma che è ancora sconosciuta a molti altri bambini del mondo. “Mi raccomando - aggiunse la balena - quando sarete in vista della costa vi tufferete in acqua, dì a tuo padre di premunirsi di salvagente per tutta la famiglia, a quel punto tu griderai questa frase: burattino Pinocchio, tu diventerai un bambino!
Ed io sarò là.”
La bambina si sentì pronta e piena di coraggio, contenta di poter contribuire al progetto del suo papà. Come previsto, dopo circa una settimana, in una notte senza luna, la famiglia venne condotta su un vecchio barcone già occupato da una trentina di altre persone. Quando già in lontananza si scorgeva la terra d’approdo, i fari della guardia costiera greca li sorpresero ed una voce minacciò l’altolà, mentre subito si sentirono raffiche di mitra una dietro l’altra. Si creò il panico, molte persone si buttarono in mare e così la famigliola di Aamaal. “Stiamo vicini - gridò la bambina - una balena ci salverà.” “Burattino Pinocchio, tu diventerai un bambino” fu il messaggio che uscì dalla sua bocca di bimba ed il grosso cetaceo apparve e, spalancando i grossi fanoni, inghiottì in una sola boccata l’intera famiglia frastornata.
Come sappiamo da precedenti storie, l’antro della balena è molto accogliente, i genitori, superato il primo spavento, si fecero raccontare tutto da Aamaal. Ed ora dove ci porterà? Acceso un piccolo focherello, la famiglia, come in trans, si addormentò, tranne Aamaal che si mise al piccolo tavolo di legno e tracciò il disegno del luogo dove sarebbero voluti andare: una strada tortuosa che sale attraverso una montagna, delle gallerie ed infine un bosco nel quale sono sistemate anche delle sculture in legno e dei dipinti. La mano di Aamaal pareva condotta da qualcuno, il disegno si componeva man mano, sempre più ricco di particolari. La bambina intitolò il disegno il bosco delle fate e la balena capì. Il cetaceo contattò dunque certi gabbiani che da poco, per via dei cambiamenti climatici, avevano preso a risalire i fiumi di montagna. Con nella pancia la sempre più stupita famigliola, la balena nuotò e nuotò, superò l’sola di Lampedusa e Sicilia, costeggiò la Sardegna e la Corsica, risalendo il mar Tirreno fino alla Baia del Silenzio, uno dei luoghi più incantevoli della Liguria; la balena era infatti abituata a questo mare essendole capitato più volte di nuotare nelle sue acque. Il cetaceo affidò la famigliola agli amici gabbiani già pronti con le ali spiegate e s’ inabissò, emettendo alti spruzzi di saluto.
In una serena notte di primavera la bella famigliola di Aleppo, sopra quegli speciali aerei piumati, planò in una ridente valle e da lì atterrò in un bosco incantato. Il papà si disse che era un magnifico luogo per abitarci e certi personaggi di legno scolpiti applaudirono confermando.
Per farla breve, “tutto è bene quel che finisce bene” e se lo ha detto Shakespeare che fu un narratore magnifico di storie, lo posso ripetere anch’io: la famiglia apprese l’italiano in un batter... d’ali e di...spruzzo di balena, s’installò nel paese vicino dove entrambi i genitori, dopo essersi a fatica, con molta intelligenza, guadagnati la fiducia degli abitanti, ebbero il loro permesso di soggiorno e trovarono lavoro nei dintorni, il padre come operaio in una fabbrica e la madre come interprete. Aamaal proseguì i suoi studi di disegno ed ora eccola diventata una promettente disegnatrice di fumetti, una delle sue storie è appunto intitolata Aamaal bambina coraggiosa.
