LEI 
#  In 20 Storie  #

Prefazione dell’autrice

“Nella parola
prefazione,
dopo la nota FA
segue un’azione
in essa incorporata;
le due voci
non si possono scindere, 
l’una comprende l’altra
e, nota bene,
mentre suona la nota FA
l’azione si compie.”

Così affermò Wislawa Szymborska 
desiderando cedermi il testimone. 
A me? 
Io non sono nessuno! 
Ha insistito tanto.
Ho accettato poco
convinta...
Avendomi 
lei
dato un FA e non un LA,
già mi sentivo imbarazzata
non conoscendo la musica.
“sii squalo- ha aggiunto -
ci vuole una tecnica speciale,
se non la conosci, imparala.
Ed esercitati.”

Così disse
lasciandomi in mano
una stilografica blu,
diversa dalle mie,
nuova, bella.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

#  1  #


Lei 
cosa deve fare?
Abortire.
E lei?
Partorire.
E lei?
Studiare.
E lei?
Lavorare.
E lei?
Cucinare.
E lei?
Stirare.
E lei?
Dipingere.
E lei?
Poetare.
E lei?
Rimanere.
E lei?
Andare.
E lei?
Morire.
E lei?
Vivere.
Bene: 
dividetevi 
secondo le azioni
che dovrete compiere,
chi rimane si sieda di qua,
chi se ne va, di là,
anche lei che vuole morire
di là, di là.
E lei?
Avanza?
Allora si metta lì seduta
e attenda.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

#  2  #

Lei
era tornata dalla madre
con i due figli.
Lui non avrebbe voluto,
li amava talmente!
Come avrebbe potuto
vivere senza vederli!
Era capitato sì
che perdesse le staffe,
che la picchiasse,
ma dai,
quante volte sarà successo?
Tre, quattro?
Non più di cinque volte,
questo è certo,
oppure mentiva?
Lei 
con gli occhi pesti
ed una ferita al labbro
andò dai carabinieri
che, svogliatamente,
la ascoltarono,
le armi in possesso del marito
denunciate regolarmente,
che non stia a preoccuparsi,
si asciughi gli occhi
e ci dorma su...
E poi è un collega, un poliziotto,
la guardia del corpo
di un onorevole, nientemeno!
Tutto sotto controllo...
Lei
non aveva fatto altro
che allontanarsi
da una situazione insopportabile,
denunciandolo
le pareva d’essersi protetta,
mai avrebbe immaginato
ciò che lui avrebbe ideato.
Ed avvenne la tragedia.
Lei
dopo che urlò, si disperò,
strappandosi tutti i capelli,
non ebbe più lacrime.
Non fece seppellire i figli
insieme al padre,
li fece cremare
e sparse le loro ceneri
in una giornata di vento.
Lei
liquidò quanto possibile
e partì con una Onlus
per un paese africano.

 

 

 

 

 

 

 

 


 

#  3  #

Gli hai giurato fedeltà,
d’accordo,
non in Chiesa e neppure in Comune,
ma la parola fedeltà è quella,
il suo significato è quello
anche senza la consacrazione del prete
o la registrazione in Comune.
Amore incondizionato
per il tuo ragazzo bello,
intelligente e non scaltro,
hai giurato!
Lui molto fece per te,
viaggi e viaggi
e pure un lavoro ti creò.
Perché l’hai tradito?
Perché hai voluto distruggere
un’anima buona e fiduciosa?
Perché l’hai citato in giudizio?
Il denaro era il tuo dio

e non l'amore!

Sei una lei che non ci piace,
ci vergogniamo di te,
ci disonori, 
il sesso femminile disonori!

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

#  4  #

Certi sogni sfumarono,
andarono su 
per la canna fumaria
in acciaio inox a norma. 
Fino in cielo arrivarono,
i sogni di lei,
e Sant’Antonio 
(l'Abate o quello di Padova?)
glieli rimandò indietro:
“ah, eri tu
quella che per una vita 
mi ha rotto le palle”.
Sì, era lei.
Riprese i suoi sogni,
se li rimise in tasca
e ne aggiunse altri.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

#  5  #

Lui la sposò perché aveva un bel fisico
e gli occhi azzurri. Inoltre, quando parlava
pareva una gattina che faceva le fusa.
Di figli, lei, non ne avrebbe voluto,
ma lui insistette e nacque un bambinello
che lui non allattò soltanto 
perché non aveva le tette,
altrimenti con il suo latte lo avrebbe nutrito
oltre a tutto il resto,
dato che lei aveva altro da fare.

Ad un certo punto della vita
decisero di separarsi,
anzi fu lui ad andarsene, stanco,
insoddisfatto, triste, le valige in mano.
Il ragazzino avrebbe compiuto
dodici anni a dicembre.
La casa rimase a lei,
lui aveva abbandonato
il tetto coniugale disse l’avvocato,
casa comprata con l’aiuto 
dei genitori di lui che ovviamente 
soffrirono nel fisico e nella mente.
Quanto al ragazzino,
non si poteva dividerlo a metà,
quindi se ne fece carico lui 
che nel frattempo
aveva conosciuto un'altra donna
e non so se per amore di lei
o per amore del figlio,
si misero insieme
e parevano il giorno e la notte.
Il figlio crebbe 
studiato, lavato e stirato.
Lui, il padre, si ammalò di cancro
e morì a poco più cinquant'anni.
Al funerale moltissime persone,
gli amici veri piansero.
Ci furono storie di eredità.
La compagna, già sei mesi dopo
s’era rifatta una vita,
e non possiamo sapere
se il compagno ormai deceduto, 
l’avesse davvero amato
o fosse stata solo una questione
d’allevare insieme i figli
perché anche lei
ne aveva di adolescenti
da una precedente unione.
Una storia come tante
E non si sa cosa aggiungere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

#  6  #

Dal pulpito il prete scandiva
le parole
che il marito aveva riferito
parlando della moglie mancata giovedì.
Non ebbe il prete il piacere di conoscerla,
ma ora, al funerale, per la defunta ripeteva:
donna intelligente, comprensiva,
di casa e di chiesa,
sofferente 

per via della malattia,
sa
certe patologie non perdonano,
madre amorevole, 
moglie servizievole,
un angelo,
aveva lasciato il lavoro 
per dedicarsi a lui ed ai figli.
Caro marito contrito
su
osserva quanta gente,
una folla di amici e conoscenti,
se
qualcuno manca
e non s’è fatto neppure sentire
so
per certo 
che l’ha fatto apposta.
Guarda piuttosto
che eleganza la tua amante,
tubino nero, occhiali scuri 
e fazzoletto di carta in mano!
Tutti sapevano, 
pure Dio ne era al corrente,
ma che fare...nessuno ebbe a ridire,
s’immedesimarono, 
lei era malata, era gelosa,
lui non ne poteva più, 
poveretto,
pulire, stirare, cucinare, 
dovere, 
come dargli torto!
Scopare altrove 
non era forse un suo 
diritto?
Che 
lei 
si fosse ammalata 
perché aveva saputo,
che le si fosse nel cuore
aperta una crepa,
che le donne sensibili 
somatizzino,
che le dessero dei farmaci 
per calmarla,
tutte quisquilie 
e quindi 
amen.

Accogliete la su anima
e presentatela al trono dell’Altissimo...

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 


#  7  #

L’ambiente circostante
non le si confaceva.
Anche l’occhio voleva la sua parte
e l’anima pure,
così si diceva, per consolarsi,
mi trasferirò, vi lascerò.
Provava un senso di disagio,
lei
abitando sulla strada statale
delimitata da capannoni industriali.
E da quando,
nella casa dirimpetto,
un ancor giovane uomo 
s’era ucciso forse impiccandosi,
(ma lei non volle saperlo mai)
il suo disagio era aumentato.
Seppe poi che l’uomo
era da tempo depresso,
oggi, fra vicini, funziona così,
per ritegno, vergogna, chissà,
si sta chiusi come ostriche,
giusto ci si saluta,
come una nuova tendenza
simile alla moda di tagliare
i capelli così invece che colà.
Un giorno sul tergicristallo
della sua auto parcheggiata
aveva trovato una corona 
in legno del Rosario;
da subito fu convinta
l’avesse messa lui
mentre attraversava la strada
per raggiungere l’orto
dove coltivava verdure.

Chiuso in sé stesso,
soffriva il male di vivere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

#  8  #

Una trattoria ristoro
come si usa oggi,
una gastronomia 
che propone piatti pronti
con una decina di tavoli
per ospitare, nella pausa pranzo
operai o impiegati.
Una donna serve 
insieme ad un ragazzo
che pare un po’ assente.
Un uomo come molti
dirige da dietro il banco,
si sarebbe detto
l’amante della donna,
invece è il titolare
e si capisce
quando la apostrofa
malamente:
“smettila di rompermi le palle,
se hai qualcosa da ridire
rivolgiti a me, cazzo,
cosa vuoi di più,
non ti basta quello che hai?”
La donna, sappiamo
da una conversazione precedente,
è ucraina, di Kiev,
dove insegnava 
matematica in un liceo,
è turbata, diviene rossa, 
ci si aspetta che pianga,
invece è solo un umido film
che passa nei suoi occhi,
il divorzio,
il figlio in guerra,
la fuga, un sabato,
prima in Polonia
e da lì in Italia
con una coppia di amici,
la loro ospitalità
per più di tre mesi,
la ricerca del lavoro
nella gastronomia,
poi una camera ammobiliata
lei 
che spiegava i logaritmi
e le equazioni di secondo grado,
oggi,
abbassa il capo di fronte
ad uno stronzo ignorante
che le sclera addosso in pubblico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

#  9  #

Lui aveva studiato ed era di buona famiglia. 
Un bravo ragazzo, innamorato di una lei
studentessa pure, brava e di buona famiglia.
Da qualche anno, una coppia.
” Non volermene, ma sento 
che la nostra relazione non ha futuro”,
le disse lei in un giorno di maggio.
Ma le rose, le rose,
osserva quante rose stanno sbocciando,
senti che profumo. E che spine.
Disperato, cercò di capire, di farla ragionare,
ma cosa c’era da capire o da ragionare,
le rose fioriscono, ma il profumo non dura,
l’amore si accende, l’amore si spegne,
da persone civili si soffre, ci si lascia,
nel buco del cuore si ripianterà altro fiore.
Sberle pugni coltelli ed anche pistole,
annientarla, meditava di annientarla
e la notte pensava al mezzo per farlo.
Qualche schiaffo ben assestato
sarebbe bastato?
In un ultimo incontro lei ribadì,
sfrontata, 
e lui la colpì all’improvviso,
accanendosi furioso sulla sua ex ragazza. 
con venti coltellate mentre erano in auto.
E scaricò il corpo dentro un lago, 
per poi girovagare senza meta,
il lume della ragione perduto,
l’amore, dimenticato.
Lo cercarono, lo trovarono,
confessò e fu processato.
Un femminicidio come tanti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

#  10  #

Lui aveva da sempre
desiderato essere una lei.
Comunque si sposò 
ed ebbe dei figli.
Un duro era,
a capo di una banda
di delinquenti ed assassini
e faceva girare molti soldi
con lo spaccio di droga
e la tratta dei migranti.

Ma l'ansia del suo segreto lo divorava
finché non ne potè più,
la sua intima essenza venne a galla,
come lava che si fa strada
fino alla bocca del vulcano.
Non avrebbe più atteso,
ma non fu facile
trovare un avvocato ed un chirurgo
pagarli molto e con denaro sporco.
Sparì e lo pensarono morto.
Invece fu una rinascita.
Se prima fu un lui,
ora era una lei 
gentile, dolce, empatica
al servizio delle persone
fragili e bisognose.
Chi l’avrebbe detto
che Antonia
era stata
in un tempo precedente
quel bastardo di Antonio?

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

#  11  #

Lei
avrebbe dato la vita per lui.
Si sposarono in una chiesa
di cemento armato,
contemporanea nei muri,
nelle sculture e nei dipinti.
Quanta gente!
I testimoni, titubanti, ma perché?
Forse non conoscevano gli sposi
dai tempi del liceo?
Eppure.
Guardavano lui, guardavano lei,
testimoni del loro giurarsi
fedeltà finché Dio non li separi.
Tossivano d’una tosse 
secca e forzata, i testimoni.
Sapevano qualcosa che gli stessi sposi
non sapevano o non volevano sapere?
Avrebbero dovuto, i futuri sposi,
fare all’amore prima del matrimonio
e molte e molte volte,
così avrebbero capito 
se si “incastravano” bene,
invece,
di certo lui non l’amava veramente,
cominciò a tradirla,
dissero poi fosse malato
d’un disturbo psichico
per il quale aveva intrapreso
un percorso di cura.
Fu la scusante
per una relazione 
problematica fin dall'inizio.
Entrare nella testa delle persone
è ardua impresa,
non ci proviamo neppure.
Son solo inutili considerazioni.
Chissà.
Sta di fatto che si lasciarono.
Lei rimase sola
ad allevare l’unico loro figlio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

#  12  #

Lei
da giovane ebbe un amore
grande grande grande
come quello della canzone di Mina,
ma lui era su di età e lei una ragazzina.
Non si sa se si stancò prima 
la nostra Lolita
o il suo anziano amante,
ma la relazione finì.
Lei
continuò a cercare il vero amore
e mai lo trovò.
Si dedicò alla carriera,
ebbe amanti saltuari;
forse uno più serio del solito,
per la verità assai complicato,
altra religione, altra cultura.
Gli anni passarono,
lei era sempre bellissima,
i suoi occhi 
che avevano bevuto il cielo
in una serena giornata invernale,
non divennero mai opachi
e capì che l’amore
si può indirizzare in molti modi.
Così divenne un’anziana signora,
scrisse un’autobiografia
e la intitolò: Io e la mia vita.
Il sottotitolo diceva
il luogo comune è che una donna 
debba accompagnarsi ad un uomo                 
per tutta la vita, ma non è così. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

#  13  #

Il liceo si stagliava lassù,
dominando la città.
Nell’ora di lezione di greco 
lei,
l’amata insegnante,
appoggiava la sigaretta
nel proprio posacenere
mentre gli alunni ne avevano
uno ogni due banchi.
Parliamo degli anni Settanta,
oggi una tale immagine 
non pare vera, invece sì, 
si fumava in classe;
e sembrava normale poi
spalancare le grandi finestre
a ricambiare l’aria pesante.
Il professore di matematica
nell’ora successiva,
“mascalzoni, qui si è fumato,
Gilardi favorisca di uscire.”
Era forse l’unico che non fumava?
Il ricordo è vago.

Si ritrovarono
con la cara insegnante
dopo molti anni
scoprendosi molto simili,
andarono a pranzo e cena
e sorseggiarono il caffè
sul balconcino della profe
guardando la città vecchia
illuminata dalle stelle
in una notte di luna.
L’alunna di fumare 
aveva smesso da tempo,
lei, la profe ancora si accaniva
con le maledette sigarette.
E venne il giorno del suo ictus,
sola, nel letto alla sera la trovarono.
Ed ora è là, assistita in un istituto,
lei 
con Lucrezio, Catullo e Saffo
ripetuti nella mente,
nelle notti che si susseguono,
quando solo una falsa stella 
brillerà in basso a destra, 
vicino al pavimento della stanza
di fianco al letto con le sponde.

Il liceo si staglia sempre lassù
dominando la città
e sarebbe bello
che qualche bambino che conosciamo,
lo frequentasse
e vi trovasse un’insegnante come la profe.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

#  14  #

Lei scriveva poesie
ma non era convinta
d’essere un poeta.
Le piaceva, ecco tutto,
come le piaceva il cioccolato
quello nero fondente,
così, come le piaceva 
dipingere, scrivere
ed in quei giorni là,
di malessere 
per incomprensioni varie,
lavoro, figli, 
ecco, in quei giorni là
all’apparenza disperati, 
scrisse: 
sogna tu, per favore,
il mio sogno
che io sognerò il suo
e lui sognerà i nostri.
Il tempo passava,
lei aveva paura
che non sarebbero stati
mai più 
felici come prima.
Così vivevano in quei giorni,
muti e distanti,
ognuno sognando 
il sogno dell’altro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

#  15  #

All’aurora il cielo si presentava rosa
come le famose quote.
Il socio maschio aveva deciso
di recedere dalla società,
nella quale erano soci a metà,
rimettersi in proprio 
individualmente, lui voleva.
La femmina non era d’accordo,
la riteneva una scelta non lungimirante
e decisamente egoista;
lui si portava via il trend 
che in quel momento trainava l’azienda.
Non era stato sempre così,
le due parti, negli anni, s’erano sostenute,
non si dice che l'unione fa la forza? 
O è una diceria?
Il maschio ne aveva piene le palle
perché riteneva d’essere lui il gran lavoratore
dalle cinque del mattino alle venti di sera,
non timbrava il cartellino, mentre lei sì
avrebbe dovuto timbrarlo!
Ed allora si sarebbe vista la differenza!
La differenza sostanziale del loro stipendio.
Per farla breve, ma non fu breve per nulla,
lei, la femmina,
alla quale nel frattempo
le palle erano spuntate,
cercò di comprenderlo e lo assecondò;
un po’ buona un po’ cogliona,
lei si fidava
pur se il  denaro lo gestiva lui, 
se un giorno avessero deciso altro,
rispettosamente, come fossero fratelli,
si sarebbero trattati.
Non fu così.
Fu diviso il conto corrente, altri soldi non c’erano,
niente investimenti, tutto nero su bianco,
con prevalenza del bianco. Che luce!
Dal notaio ci si fece gli auguri,
buona continuazione si dissero l'un l'altro.
Quindi, l’ex socio solo,
la femmina ex socia con tre dipendenti: 
evidente squilibrio,
in più, il pezzo di società rimasto a lei
avrebbe dovuto affrontare
un periodo di recessione.
Il mondo intero aveva imboccato un lungo tunnel
e si stentava ad intravedere una luce.
Tiriamoci su le maniche,
pensava lei nelle notti insonni,
rimettiamoci in pista,
ma non era un po' su d'età per farlo?
Stanca, ci sembrava stanca.
Che lasci tutto ai suoi figli
e si goda la pensione!
Del resto, a pensarci bene,
in fin dei conti, lei
cosa avrebbe potuto pretendere, 
dov’era stata fino ad allora?
A far figli, a dipingere, a scrivere?
Sì, certo, ma non solo...
quanta incomprensione
e che tristezza,
si diceva lei,
mentre leccava un gelato
seduta su una rossa panchina.

Ed apparve una giornata 
davvero primaverile. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

#  16  #

La donna la dicevano autistica.
Lei passeggiava sempre sola 
per le vie del suo paese.
Al mattino o di pomeriggio,
alla sera e fors’anche la notte.
la potevi incontrare
e salutare,
ma era lei che decideva 
se dirti ciao;
girava voce che avesse una sorella
sposata via, in Svizzera,
mentre i loro genitori
da tempo erano mancati.
Carina davvero la giovane donna,
di età imprecisata,
sguardo intenso, un bel tipo,
sempre elegante,
scarpe e borsa abbinati,
passo ancheggiante,
lasciava una scia di dolcezza
là dove passava.

Sognava d’incontrare l’amore,
si sarebbe sposata
e avrebbe ideato la sua casa
con la camera per i bambini.
Un giorno le parlò:
“il mio fidanzato, raccontò.
è in trasferta per lavoro
ma quando torna ci sposiamo,
a me piacerebbe la cucina sul blu”.
Qualcuno la notte
si approfittava di lei,
del suo piacevole corpo?
Mai nessuno però
si prese la responsabilità
d’accoglierla per sempre
fra le proprie braccia.
E questo è davvero triste
e fa venire il magone.

 

 

 

 

 

 

 

 


 

#  17  #

Fu mamma di due figli,
una femmina ed un maschio,
ma soprattutto si dedicò 
alla propria professione.
Fu donna di princìpi lei,
era medico, abnegata.
Da bambina con le sue sorelle
durante la Seconda Guerra
soffrì la fame,
il padre morì giovane
lasciandole piccine
con una madre senza lavoro.
Ora s’erano riscattate. 
Lei ed il marito erano felici
e quando nacque il maschio
lo furono ancora di più.
Lei, donna emancipata
ebbe sempre un debole 
per il figlio maschio, 
e perché? Ce lo chiediamo.
Anche le sue sorelle,
una femmina ed un maschio
partorirono,
ma le figlie tutte soffrirono,
sottovalutate, non incentivate,
avrebbero potuto, sarebbero state
ma si piegarono, adattandosi.
Le sorelle così agirono
per proteggere le figlie femmine?
Perché? In che senso?
Sentivano che i tempi mutavano
e ritenevano le fanciulle troppo ribelli,
sicure e piene di sé
nel loro affermare 
andrò a vivere da sola,
mi iscriverò all’università,
emigrerò negli Stati Uniti?
Le sorelle furono d’accordo
nel tarpare le ali 
ai propri angeli femmina;
avessero almeno i loro figli maschi
realizzato qualcosa d’interessante
nella propria banale esistenza:
scaltri, avari e sottomessi 
a donne insignificanti,
si estinsero 
e nessuno sa più se sono esistiti.

Così è la vita, complessa,
spesso incomprensibile.
L’ intelligenza è tutto,
ma l’ignoranza prevale
anche in professionisti
dai quale non te l’aspetteresti.
E non c’è da applaudire.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

#  18  #

Lei era giunta in Italia con la sua famiglia,
partita da un paese mussulmano.
Una ragazza intelligente, 
subito si seppe adattare,
nuova lingua, usi e costumi.
Le piaceva andare a scuola,
avere molti amici, andare in discoteca,
girare in bicicletta, mangiare la pizza.
La madre la metteva in guardia.
I fratelli ed il padre la osservavano, 
lei, unica figlia femmina,
...perché ieri
giocando a pallavolo,
là al campo, s’era tolta il velo?
Un ragazzo le chiese di poter
diventare il suo fidanzato
ed era alto, biondo e con gli occhi verdi.
Lei rispose che sì,
e si baciavano di nascosto.
Un brutto giorno lei sparì. 
Il ragazzo la cercò,
chiese alla famiglia, fecero spallucce.
Denunciò la scomparsa ai carabinieri del paese,
gli dissero non t’immischiare.
Ma poi ci fu un altro caso
ed allora l’autorità fu costretta ad intervenire.
Un’indagine fu attivata.
Pareva che le ragazze fossero ritornate 
al paese d’origine con le madri.
Il ragazzo della ragazza aveva il padre avvocato.
Vollero approfondire.
Si scoprì che le madri, sì, erano ritornate, 
ma delle figlie nessuna traccia.
Il ragazzo della ragazza non si dava pace.
Si faceva degli strani film.
Un giorno che il padre ed i fratelli di lei
erano al lavoro,
s’intrufolò nel giardino della loro casa.
Una sensazione, un’intuizione.
O forse la disperazione.
Vide in un angolo del giardino
la terra smossa e come messa di nuovo.
Ritornò con un amico e due pale
e si misero a scavare.
Spuntò prima una mano, poi...
Il ragazzo della ragazza vomitò,
l’amico gli disse andiamo via.
Il padre ed i fratelli di lei tornarono,
ma non fecero in tempo a capire
come fare a nascondere
di nuovo il corpo
perché giunsero i carabinieri
che li ammanettarono.
Ed ora giacciono in prigione
in attesa di giudizio.
Per le madri è stata chiesta l’estradizione,
complici testimoni dell’atroce delitto, 
obbligate, confesseranno.
Il ragazzo della ragazza
vive da allora con il vuoto nel cuore,
ha difficoltà a deglutire
e spesso si sente soffocare.
Si è ritirato dall’università,
non sa cosa fare di sé stesso,
spesso piange e pensa di trasferirsi in Olanda.
Noi gli auguriamo di riprendersi,
e continuiamo a pensare che le Religioni
hanno fatto e fanno e faranno
troppo male alle persone,
perciò son tutte quante da eliminare,
Dei, Santi e Madonne comprese. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

#  19  #

Anni tesi a desiderare un altro figlio,
un primo aborto al quarto mese,
era una femmina, 
lei richiese l’esame genetico,
tutto normale,
un aborto può capitare
e poi hanno già altri tre figli
cosa vanno a cercare.
E l’anno dopo ritentarono.
Abortì ancora
ed era l’otto di marzo, Festa delle Donne
e sempre alla fine del quarto mese.
Le confermarono che era un maschio,
ma problemi genetici nessuno,
Casualità, disse il ginecologo.

Basta, basta, basta,
il coro si alzava alle sue spalle,
ma la vita era la loro
o forse era di quelli che commentavano? 
Ritentarono. 
Questa volta la gravidanza proseguì.
Lei era felice e nacque il bambino.
L’impegno era aumentato,
ma lei e suo marito erano contenti,
nonostante abitassero
in un luogo poco interessante,
dentro una casa piccola,
con solo due stanze da letto.

Fu per compensare la sua frustrazione
d’aver per forza
abbandonato i propri studi
che aveva voluto un quarto figlio?
O è insito nella natura umana
questo desiderio impellente
di dare alla luce?

Passarono molti anni,
cambiarono casa, più spaziosa,
i figli crebbero amati e studiati,
lei e suo marito andarono in pensione
ma la società era cambiata,
molti problemi sorsero dalle fondamenta,
dovettero aiutare i figli in vari modi, 
casa, lavoro, denaro
ed erano molti di più gli anni addietro
che quelli che avevano davanti.
Questa è la vita.
Certe cose si combinano
in una strana maniera,
ti dicono “sii artefice della tua esistenza”
ma è impossibile, quasi sempre.
I figli oggi vivono con difficoltà, 
ma vanno avanti,
due sono espatriati in nazioni diverse,
un altro è rimasto e lavora in proprio
e l’ultimo sta ancora decidendo cosa fare di sé.
I figli sono tutti e quattro 
brave persone, oneste e sincere
in un mondo di merda,
dove la bontà, la sincerità e l’onestà
sono valori calpestati.
I genitori si augurano  
che non soffrano troppo,
che si sappiano difendere
mentre si guardano negli occhi
confermandosi l’un l’altro
che in un piede o in una spalla
il puledro assomiglia alla cavalla.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

#  20  #

Lei
si candidò sindaco nella lista di sole donne.
La politica sempre fu la sua passione,
aveva idee ed era ora di cambiare.
Lei
aveva ben chiaro cos’avrebbe realizzato:
prima le scuole,
“vediamo un po' quali sono i vostri reali problemi”,
in giro per il paese con il suo taccuino,
avrebbe preso nota delle priorità.
Poi attenzione allo sport, ma basta campi da calcio, 
potenziare l’atletica, il tennis, la pallavolo
il basket, lo sci e la danza.
Contemporaneamente, ampliamento dei parchi,
nuovi alberi, qui, là, dappertutto, 
anche per una questione climatica.
In seguito, comprare quella casa là
ormai abbandonata, farne una casa 
per le lezioni d’italiano alle donne straniere,
e per mostre ed esposizioni, tavole rotonde
ritrovo per gli anziani, scuola di musica,
circolo degli scacchi...
Finanziare i musei del territorio 
creando una rete interconnessa,
superare i campanilismi, attivarsi con altre realtà,
proporre, pensare, agire.
Tante idee per un salto culturale
davvero significativo del suo paese.
(maledetta comunista)
Venne il giorno delle Elezioni,
l’affluenza fu scarsissima.
La sua lista ebbe pochissimi voti, 
entrò in Comune come minoranza,
ma la sua voce, anche se l’alzava,
era sempre flebile ed inascoltata.
Dopo tre anni, lei dette le dimissioni,
e dopo poco si ammalò.
(che sentisse di doversene andare presto?)
Morì, lei ed i suoi sogni insieme.

Altre lei raccolsero la sua eredità.
I tempi stavano cambiando
e per i furbi e gli arroganti
era iniziata la fine.
La fine, la fine, la fine dei vostri interessi
a scapito della comunità.
Arrivò la svolta cinque anni dopo.
Il paese, amministrato dalle donne,
divenne un esempio per l’intera Nazione
ed oggi lo citano con orgoglio
quelli che scelgono di far politica
non per la dorata poltrona,
ma per fini etici
di partecipazione e solidarietà.

A lei dedicarono un monumento
proprio in centro alla piazza.
Vicino piantarono un Bagolaro,
ci misero una fontana e tre panchine rosse.
E pure un viale di robinie rosse le dedicarono,
il rosso era il colore della passione 
che lei ci aveva sempre messo nel suo agire.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

#  FINE  #