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Il liceo si stagliava lassù,
dominando la città.
Nell’ora di lezione di greco 
lei,
l’amata insegnante,
appoggiava la sigaretta
nel proprio posacenere
mentre gli alunni ne avevano
uno ogni due banchi.
Parliamo degli anni Settanta,
oggi una tale immagine 
non pare vera, invece sì, 
si fumava in classe;
e sembrava normale poi
spalancare le grandi finestre
a ricambiare l’aria pesante.
Il professore di matematica
nell’ora successiva,
“mascalzoni, qui si è fumato,
Gilardi favorisca di uscire.”
Era forse l’unico che non fumava?
Il ricordo è vago.

Si ritrovarono
con la cara insegnante
dopo molti anni
scoprendosi molto simili,
andarono a pranzo e cena
e sorseggiarono il caffè
sul balconcino della profe
guardando la città vecchia
illuminata dalle stelle
in una notte di luna.
L’alunna di fumare 
aveva smesso da tempo,
lei, la profe ancora si accaniva
con le maledette sigarette.
E venne il giorno del suo ictus,
sola, nel letto alla sera la trovarono.
Ed ora è là, assistita in un istituto,
lei 
con Lucrezio, Catullo e Saffo
ripetuti nella mente,
nelle notti che si susseguono,
quando solo una falsa stella 
brillerà in basso a destra, 
vicino al pavimento della stanza
di fianco al letto con le sponde.

Il liceo si staglia sempre lassù
dominando la città
e sarebbe bello
che qualche bambino che conosciamo,
lo frequentasse
e vi trovasse un’insegnante come la profe.