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Fu mamma di due figli,
una femmina ed un maschio,
ma soprattutto si dedicò 
alla propria professione.
Fu donna di princìpi lei,
era medico, abnegata.
Da bambina con le sue sorelle
durante la Seconda Guerra
soffrì la fame,
il padre morì giovane
lasciandole piccine
con una madre senza lavoro.
Ora s’erano riscattate. 
Lei ed il marito erano felici
e quando nacque il maschio
lo furono ancora di più.
Lei, donna emancipata
ebbe sempre un debole 
per il figlio maschio, 
e perché? Ce lo chiediamo.
Anche le sue sorelle,
una femmina ed un maschio
partorirono,
ma le figlie tutte soffrirono,
sottovalutate, non incentivate,
avrebbero potuto, sarebbero state
ma si piegarono, adattandosi.
Le sorelle così agirono
per proteggere le figlie femmine?
Perché? In che senso?
Sentivano che i tempi mutavano
e ritenevano le fanciulle troppo ribelli,
sicure e piene di sé
nel loro affermare 
andrò a vivere da sola,
mi iscriverò all’università,
emigrerò negli Stati Uniti?
Le sorelle furono d’accordo
nel tarpare le ali 
ai propri angeli femmina;
avessero almeno i loro figli maschi
realizzato qualcosa d’interessante
nella propria banale esistenza:
scaltri, avari e sottomessi 
a donne insignificanti,
si estinsero 
e nessuno sa più se sono esistiti.

Così è la vita, complessa,
spesso incomprensibile.
L’ intelligenza è tutto,
ma l’ignoranza prevale
anche in professionisti
dai quale non te l’aspetteresti.
E non c’è da applaudire.