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La donna la dicevano autistica.
Lei passeggiava sempre sola 
per le vie del suo paese.
Al mattino o di pomeriggio,
alla sera e fors’anche la notte.
la potevi incontrare
e salutare,
ma era lei che decideva 
se dirti ciao;
girava voce che avesse una sorella
sposata via, in Svizzera,
mentre i loro genitori
da tempo erano mancati.
Carina davvero la giovane donna,
di età imprecisata,
sguardo intenso, un bel tipo,
sempre elegante,
scarpe e borsa abbinati,
passo ancheggiante,
lasciava una scia di dolcezza
là dove passava.

Sognava d’incontrare l’amore,
si sarebbe sposata
e avrebbe ideato la sua casa
con la camera per i bambini.
Un giorno le parlò:
“il mio fidanzato, raccontò.
è in trasferta per lavoro
ma quando torna ci sposiamo,
a me piacerebbe la cucina sul blu”.
Qualcuno la notte
si approfittava di lei,
del suo piacevole corpo?
Mai nessuno però
si prese la responsabilità
d’accoglierla per sempre
fra le proprie braccia.
E questo è davvero triste
e fa venire il magone.