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Una trattoria ristoro
come si usa oggi,
una gastronomia
che propone piatti pronti
con una decina di tavoli
per ospitare, nella pausa pranzo
operai o impiegati.
Una donna serve
insieme ad un ragazzo
che pare un po’ assente.
Un uomo come molti
dirige da dietro il banco,
si sarebbe detto
l’amante della donna,
invece è il titolare
e si capisce
quando la apostrofa
malamente:
“smettila di rompermi le palle,
se hai qualcosa da ridire
rivolgiti a me, cazzo,
cosa vuoi di più,
non ti basta quello che hai?”
La donna, sappiamo
da una conversazione precedente,
è ucraina, di Kiev,
dove insegnava
matematica in un liceo,
è turbata, diviene rossa,
ci si aspetta che pianga,
invece è solo un umido film
che passa nei suoi occhi,
il divorzio,
il figlio in guerra,
la fuga, un sabato,
prima in Polonia
e da lì in Italia
con una coppia di amici,
la loro ospitalità
per più di tre mesi,
la ricerca del lavoro
nella gastronomia,
poi una camera ammobiliata
lei
che spiegava i logaritmi
e le equazioni di secondo grado,
oggi,
abbassa il capo di fronte
ad uno stronzo ignorante
che le sclera addosso in pubblico.
