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Anni tesi a desiderare un altro figlio,
un primo aborto al quarto mese,
era una femmina,
lei richiese l’esame genetico,
tutto normale,
un aborto può capitare
e poi hanno già altri tre figli
cosa vanno a cercare.
E l’anno dopo ritentarono.
Abortì ancora
ed era l’otto di marzo, Festa delle Donne
e sempre alla fine del quarto mese.
Le confermarono che era un maschio,
ma problemi genetici nessuno,
Casualità, disse il ginecologo.
Basta, basta, basta,
il coro si alzava alle sue spalle,
ma la vita era la loro
o forse era di quelli che commentavano?
Ritentarono.
Questa volta la gravidanza proseguì.
Lei era felice e nacque il bambino.
L’impegno era aumentato,
ma lei e suo marito erano contenti,
nonostante abitassero
in un luogo poco interessante,
dentro una casa piccola,
con solo due stanze da letto.
Fu per compensare la sua frustrazione
d’aver per forza
abbandonato i propri studi
che aveva voluto un quarto figlio?
O è insito nella natura umana
questo desiderio impellente
di dare alla luce?
Passarono molti anni,
cambiarono casa, più spaziosa,
i figli crebbero amati e studiati,
lei e suo marito andarono in pensione
ma la società era cambiata,
molti problemi sorsero dalle fondamenta,
dovettero aiutare i figli in vari modi,
casa, lavoro, denaro
ed erano molti di più gli anni addietro
che quelli che avevano davanti.
Questa è la vita.
Certe cose si combinano
in una strana maniera,
ti dicono “sii artefice della tua esistenza”
ma è impossibile, quasi sempre.
I figli oggi vivono con difficoltà,
ma vanno avanti,
due sono espatriati in nazioni diverse,
un altro è rimasto e lavora in proprio
e l’ultimo sta ancora decidendo cosa fare di sé.
I figli sono tutti e quattro
brave persone, oneste e sincere
in un mondo di merda,
dove la bontà, la sincerità e l’onestà
sono valori calpestati.
I genitori si augurano
che non soffrano troppo,
che si sappiano difendere
mentre si guardano negli occhi
confermandosi l’un l’altro
che in un piede o in una spalla
il puledro assomiglia alla cavalla.
