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Dal pulpito il prete scandiva
le parole
che il marito aveva riferito
parlando della moglie mancata giovedì.
Non ebbe il prete il piacere di conoscerla,
ma ora, al funerale, per la defunta ripeteva:
donna intelligente, comprensiva,
di casa e di chiesa,
sofferente
sì
per via della malattia,
sa
certe patologie non perdonano,
madre amorevole,
moglie servizievole,
un angelo,
aveva lasciato il lavoro
per dedicarsi a lui ed ai figli.
Caro marito contrito
su
osserva quanta gente,
una folla di amici e conoscenti,
se
qualcuno manca
e non s’è fatto neppure sentire
so
per certo
che l’ha fatto apposta.
Guarda piuttosto
che eleganza la tua amante,
tubino nero, occhiali scuri
e fazzoletto di carta in mano!
Tutti sapevano,
pure Dio ne era al corrente,
ma che fare...nessuno ebbe a ridire,
s’immedesimarono,
lei era malata, era gelosa,
lui non ne poteva più,
poveretto,
pulire, stirare, cucinare,
dovere,
come dargli torto!
Scopare altrove
non era forse un suo
diritto?
Che
lei
si fosse ammalata
perché aveva saputo,
che le si fosse nel cuore
aperta una crepa,
che le donne sensibili
somatizzino,
che le dessero dei farmaci
per calmarla,
tutte quisquilie
e quindi
amen.
Accogliete la su anima
e presentatela al trono dell’Altissimo...
